lana caprina

"abbiamo bisogno di una barca più grande"

Sestante

Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.

Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).

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Rubriche 2005
google
in rete c'è tutto
ship of fools

Rubricaprina
piemontese caprino

Registro navale

Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.

Bandierine


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Abbiamo vogato

solo *loading* volte

martedì, 28 febbraio 2006
problemi d'etichetta

A tavola non si legge. Almeno: io non leggo quando vi siedo con altri (da solo, spesso, sì). È un fatto di rispetto, è anche un'oasi di relax per lettori compulsivi come me. Ci sono però occasioni in cui derogo a questa regola: succede quando vi sono nuovi prodotti freschi di spesa, di cui studio le etichette. Oggi queste letture m'hanno fornito varie riflessioni.

image hosted by ImageVenue.comCavoli a merenda

Leggere sui cereali da colazione "Cioccolato Belga e Nocciole", dopo avermi fatto trasecolare per un secondo - chiedendomi che c'azzeccassse l'indivia col latte - m'ha confermato ch'è giusto levare i diritti civili a chi abusa di maiuscole. Almeno, dopo, voterebbero i migliori e potremo trasformare una volgare democrazia in un'oligarchia di sensibili.

L'importante è participiare

La bottiglia dell'olio, di marca buona tuttavia popolare in versione "classica", promette un rassicurante ed innocuo: "sapore equilibrato". C'è un che di coraggioso, in epoca d'olii "gentili", "decisi", comunque caratterizzati. L'olio ideale dell'elettore di Casini, però, assume un sapore sinistro solo s'intenda la caratteristica non come aggettivo ma come participio del verbo equilibrare. Ecco che l'immaginazione ci trasporta in un laboratorio d'aromatisti in camice bianco che le tentano tutte affinché olii spaiati finiscano per non saper di nulla in particolare, aggiungendo per sottrarre.

varato da: nikink alle 00:44 :: link :: commenti (4) ::
ultima fermata

lunedì, 27 febbraio 2006
la musica è finita, gli amici se ne vanno



Chiusa l'Olimpiade, tante cose restano. Mi piace celebrare per prime quelle che abitano non solo nel ricordo. Privilegi da torinese. Mi godrò la nuova piazza. davanti allo Stadio dedicato alla mia squadra del cuore. oltre che titolato olimpico per sempre. Una piazza finora chiusa da barriere, tendoni e bigletterie; da oggi libera al passeggio. Andrò sotto il braciere, non lo smonteranno mica (almeno non subito). Poi potrò portare la famiglia a pattinare nel nuovo palaghiaccio comunale vicino casa mia, quello di corso Tazzoli usato per gli allenamenti. Vicino a casa mia stava anche la pista, gratuita, di Casa Olanda ma... - hai presente le Olimpiadi? - code, limitazioni, inviti...

Venendo ai ricordi, diamo la giusta precedenza allo sport. Amo la montagna vissuta, meno quella teletrasmessa: non ho visto molto. Ma serberò nel cuore la freschezza di Carolina Kostner che, intervistata dopo la culata, tranquilla e davvero sportiva nella sua mancanza di tensione, dice di un'esperienza che "metto in tasca e metto nel cuore". Per fortuna esiste ancora la dimensione pulita dello sport, siccome a contraltare s'erge la brutta vicenda delle ragazze dello snowboard, che passerà alla storia come il giorno in cui il potere giudiziario ha deciso di portare l'attacco al cuore dello Stato, smantellando l'ultima autorità riconosciuta in Italia: quella del mister.

È lo sterco del diavolo che mangia lo sport da dentro: nell'Olimpiade Visa, in cui la carta Amex la puoi usare solo per farti una pippata, svetta il ricordo della guerra LG-Samsung, combattuta ad Oulx, per l'occasione provincia coreana. Mappa della copertura alla mano, l'azienda esclusa ha scovato un paesone libero da vincoli nel cuore della valle presidiata, pronta ha foderato Oulx di sei per tre. Sono seguite: minacce miliardarie dal top sponsor, squadre di sgherri che smontano i cartelloni, un sindaco che li denuncia ai Carabinieri. Un bel balletto sul ghiaccio tra i veri protagonisti dello sport di oggi.



Ma lasciamoci dietro anche i brutti momenti, con un augurio. La foto che pubblico ora - e non prima, per amor di Patria - ritrae il Palazzo del Lavoro, di cui già parlai. Avevano immaginato di coprirlo (addirittura di pattinarci). Sarebbe stato meglio che vederne la ruggine campeggiare tra due emblematici monoliti celebrativi. Il capolavoro dell'architettura moderna, proprietà demaniale, è stato da poco (dicembre 2005) preso in carico dal Comune per gli usuali 99 anni d'usufrutto, grazie ad uno di quei colpi di mano che distinguono il Chiampa per il suo dirigismo blairiano. Siamo certi che il gioiello di Nervi splenderà, per il congresso mondiale degli architetti nel 2008.

varato da: nikink alle 10:01 :: link :: commenti ::
ultima fermata, roba chic

domenica, 26 febbraio 2006
il cielo su Torino


Mentre cantava quel truzzo di Ricky Martin, venti minuti fa, fuochi e fasci di luce dietro il palazzaccio che oscura la vista. Con la mia macchinetta da zarro, incerto al freddo sul balcone. Avessi meno anni e famiglia e lavoro... uscirei per vedere quanto pompa la festa. Sono così orgoglioso!
Gli italiani? Una corte di cialtroni che volentieri balla musiche da froci. Perfetto, m'associo. Fa' girare una fiaccola, va'.

varato da: nikink alle 22:53 :: link :: commenti ::
roba chic

tanto va la capra al lauro

Rubricaprina poesia: la rete vista dai sommi
Prima puntata


image hosted by ImageVenue.comBrucando brucando, la capra ha scovato i migliori versi dedicati alla Rete.

Ve li proponiamo coi nick che gli autori hanno scelto per questi tempi cillàut aìtek: a voi scoprire di chi si tratta.
È consentito chiedere l'aiutino nei commenti, ma uno lo diamo subito: i Master of Ceremony caprini sono in prevalenza italiani.

Fatti non foste a viver come bruti
ma per
clikkar virtute e canoscenza
Father Guelph MC

Solo e pensoso i più seriosi siti
vo mesurando a clicchi tardi e lenti
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman lo
schermo stampi
StoneArch MC

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rubricaprina

venerdì, 24 febbraio 2006
notte carne bianca olimpica

Ad Olimpia, provincia di Torino, abbiamo dimostrato di non essere i soliti stantii doveristi. Ci si diverte tutta notte, a casa nostra sappiamo fare e deliziare i turisti. A suo tempo unimmo la Patria, ora la onoriamo con usuale efficienza, inattesa passione, sfacciata bellezza. Ma...



Ma questo è troppo! Non siamo mica polli: noi non vogliamo "esErcizzare" alcuna psicosi.

varato da: nikink alle 00:28 :: link :: commenti ::
ultima fermata

giovedì, 23 febbraio 2006
l'ombelico del web

Il torinese Andrea Toso, al blogosecolo Axell, con due interventi su Apogeo (qui e qui) fa il blogger da riporto su all that Torino Olympic Days. Decanta giustamente l'utilità dell'etichettatura - tagging - dei post, come strumento principe per una buona tracciatura del civico giornalismo e dei suoi frutti di cronaca diretta. In questo caso, dei Giochi, del loro impatto sulla già - né mai più - sonnacchiosa Torino.

Naturalmente non ha intercettato i caproni mio pari: l'unico ping che frequento è il cugino di pong, una volta la settimana. :-) Scherzi a parte, oltre a molte cose interessanti, ho goduto e voglio condividere tante vedute concittadine, come questa, questa; soprattutto questa, in effetti chilometrica ma godibile assai.



La foto è dell'armatore BobRock, dalla notte bianca olimpica, in cui non riuscimmo ad incontrarci ma facemmo felice il tronchetto chiamandoci almeno un quattro volte.

varato da: nikink alle 02:03 :: link :: commenti (1) ::
roba rete, roba chic

par West


Ora non se ne parla più, ché son notizie genere rollover, vanno e vengono, incalzate dalla cosiddetta attualità. Però, parecchi giorni addietro, prima d'esser travolto dalle armate d'Olimpia, avevo iniziato a scrivere un commentino a cappello d'un elzeviro di Guido Ceronetti su La Stampa (di cui non ho neppure trattenuto la data, e mi perdonerete). Infuriavano le polemiche e le prese di posizione degli sbandieratori di verità sul Far West italico prossimo venturo. Quell'editoriale restò l'unica lettura che desse carne al mio disagio. Parlando di legittima difesa è difficile maneggiare i due corni del problema - sacralità d'ogni vita, diritto all'integrità personale - con serietà equanime; difficile riconoscere la ferinità senza farsene inorridire od affascinare. Ora vi propongo di leggere quel testo: il mio cappello, che forse voleva tentare un'inutile abbellimento di parole tanto scomode, diventa questa sommessa introduzione. Mi faccio da parte, proseguite voi.

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roba pesa

mercoledì, 22 febbraio 2006
capra e cavolate (ma non solo)

Lunedì sera, rientrando dal lavoro, mi coccolavo la lusinga che tra poco vi racconterò. Poi ho letto della morte un uomo che stimavo da lontano e mi sono detto che anche una capra deve, ogni tanto, saper fare silenzio. Così ho passato la giornata a riflettere sul mio laicismo da tavolino, che produce infelici peana e chiamate all'armiamoci e partite (come qualche post fa sulla questione dei rapimenti in Yemen). Facile sfoggiare il proprio anticonformismo, lo stare fuor di chiesa, quando la vita non ti chiama a schierarti. Vabbè...

Però, alla fine, la capra insegue il sale ed eccomi qui in veste di cazzaro versione - savàsandir - olimpica. La lusinga di cui prima è una soddisfazione lavorativa la cui eco è giunta fin negli States. Uno dei giornalisti del Washington Post che ospitiamo, avendo scordato il telefonotto in montagna, è sceso a chiedere aiuto in reception. Noi tre in servizio, ognuno a suo modo, ci siamo attivati per una soluzione: chi telefonando, chi - il vostro caprone preferito - consultando gli orari del treno per raggiungere l'autoporto di Susa, sulla direttrice per i monti in gara, ma fuori dalle fermate canoniche dei servizi di trasporto olimpico.


L'impegno nostro è così finito sul blog ufficiale del tipo, in questo post ch'egli stesso definisce monumentale, di conseguenza sconsigliandone la lettura integrale, salvo pause o... testamento e saluto ai propri cari. Seguendo l'avviso ho letto a saltarighe. Non senza notare che potrei sfruttare l'amore di Mr. Steinberg per i formaggi, se solo gli presentassi il mio spacciatore al mercato di piazza Guala (un banco, una filosofia di vita: affinatore e genitluomo di nome Dario). Potrei, con questa mossa, guadagnarmi eterna gratitudine (ed un contratto col WP, no?). Ma son portiere, gentiluomo e perdente di talento, quindi no.

Restando in provincia d'Olimpia, sullo speciale periodico de La Stampa d'oggi la nostra vecchia conoscenza GPO parlava della scomparsa di mendicanti, zingari, lavavetri ed etere (deliziato, cito) dalla città che deve ben figurare sotto la fiaccola. Il rastrellamento dei fuori quadro, con conseguente pensoso elzeviro, è un classico da grandi eventi cui neppure lo scrivente s'è sottratto. Di mio, posso testimoniare d'aver visto in questi giorni almeno un mendicante in centro ed una madame nei paraggi del lavoro (del resto non ospitiamo atleti, bensì giornalisti, che possono approfittare spensierati). I due avvistamenti li ho vissuti come very subalpine segni di civiltà, smagliature d'umano nella macchina.

image hosted by ImageVenue.comChiudo le cronache provinciali di questa notte, mostrandovi il primo dei doodle veramente Google (cioè con tratti netti e colori in stile Mountain View). Un lavoro fatto a bocce fredde (battuta gentilmente offerta dall'ASL). Infine - come prediligo - mi riaggancio all'inizio del post, dandovi un'informazione su altra gente che lotta per diritti negati, passata dal solito amico Augusto, ormai capra ad honorem. Tra le creature emarginate dallo sfavillio, ci sono in città anche questi tibetani in digiuno, di cui infatti non si parla o scrive. Non bastavano barboni e puttane, ci volevano pure questi senzapatria a scassare i pinoli, con largo anticipo, sulla gioiosa macchina da sport che stanno allestendo i nostri amiconi cinesi.

NOTA LEALE La magnifica foto del pavone bianco l'ho trovata su Flickr, è opera di questo signor Kenny, cui volentieri riconosco la proprietà che ne rivendica, sperando non s'incazzi se la dovesse tracciare.

varato da: nikink alle 01:13 :: link :: commenti (2) ::
roba pesa, roba chic

lunedì, 20 febbraio 2006
è una notte ad Olimpia che vedi

Privata cronaca d'una notte bianca olimpica a Torino, Europa, anno dello sponsor 2006.

Premesso ch'è stato entusiasmante far parte della massa di metroprovinciali a zonzo, ch'è stato impressionante trovarsi in così tanti, ch'è stato uno "io c'ero" memorabile. Premesso, ma ora: cronaca inversa di sparse inquietudini.

notte_bianca_olimpica 3.0



Alla fermata per il ritorno, verso le due, tanta gente da riempire il jumbo tram che arriva già farcito: neppure apre. Volgiamo alla stazione: non più treni per la zona sud, dozzinaia di persone alle vuote fermate dei soliti pochi taxi di Torino (ad Atene li han presi fin dal Peloponneso, noi avremmo potuto chiamarli almeno da Alessandria...). Unica soluzione: prendere il tram verso nord prima che si riempia infilandosi in pieno centro pieno, poi fare il giro completo. Tempo d'attesa, più di mezz'ora: servizio rado, altro che rafforzato. Il pupo s'addormenta già prima di montare, occupiamo un sedile in tre, io in piedi contro il vetro. Al capolinea nord cambiamo mezzo, accomodandoci meglio. Di nuovo in centro: ad ogni fermata più pressati ci stringiamo, le prime voci stressate si levano. Di nuovo a Porta Nuova: dormono i bus granturismo, dorme il prefetto che avrebbe potuto allertarne gli autisti. Centinaia di migliaia di anime stanche premono, vagano, altre ancora ne arrivano.

Ho ricondotto in porto la famiglia alle cinque del mattino: tre ore per dieci chilometri scarsi.

notte_bianca_olimpica 2.0



La città è elettrica, la notte non freddissima, il popolo rilassato da uno stupore autosaziantesi. S'incrociano gruppuscoli foresti e variopinti, valgono da attrazione e da sorriso. Sotto la Mole Antonelliana: compenetrazione dei corpi, code moscovite al museo del cinema. Mio figlio è stanco e me lo isso a spalle. Nell'inquadratura mentale dall'alto, spicca come il bimbo viola in Schindler's List. Cerco di ricacciare indietro le ragioni - paura nuova, arcaica - dell'inquietante proposta metaforica. Mi passano davanti giovani in gruppo sfilacciato, i due primi danno i numeri: 34, 55, 89, ...; i seguenti s'interrogano. Mi lascio alle spalle l'opera di Mario Merz accesa sulla mancata sinagoga: la sequenza di Fibonacci.

Arrivato ai portici, faccio scendere il bimbo.

notte_bianca_olimpica 1.0

image hosted by ImageVenue.comUsciti di casa alle 23, breve tratto strategico in auto fin sotto la fermata (per poi trasbordare il bimbo che dormirà al rientro). Pressati sul bus, imbottigliati nel traffico: gente ovunque. Siamo in centro a mezzanotte: un gioioso e rilassato carnaio, manifestazione dell'esserci. Incontriamo amici, girelliamo: nessuna attrazione oltre al compatto reciproco stupirsi di quanti siamo. Una strana allegria aliena, tanti giovani. Basse urla d'incitamento celibe si gonfiano a tratti, testimonianza di presenza ed energia. La sensazione che certe notti le dovrebbero sponsorizzare le telco: centinaia di migliaia di cellulari, almeno quattro telefonate ciascuno. Dopo un'ora e mezza, stanchezza del figlio, dei piedi, degli amici.

Si rientra piano, tra il brulichìo composto e continuo.

varato da: nikink alle 12:22 :: link :: commenti ::
roba pesa, roba chic

domenica, 19 febbraio 2006
the goats are marchin' on

La rubricaprina, promessa ai lettori lo scorso 28 gennaio in occasione del primo anniversario di questo blog, è quasi realtà. Il nuovo inserto domenicale di lana caprina, diviso in cinque sezioni tematiche (inglese, piemontese, refusi, domande e poesia) vi terrà compagnia per quasi un anno (sono previste sette/otto puntate per sezione; sono altresì previsti buchi per le ferie). Mentre vi scrivo, sono già complete le sezioni poesia e refusi, quasi pronte inglese e domande, in lavorazione la parte dedicata alla lingua piemontese. In anteprima, eccovi l'insieme dei logogrammi che distingueranno le sezioni. Ad capriora!

varato da: nikink alle 23:54 :: link :: commenti (3) ::
rubricaprina



Navigatore

Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo

e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.

La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

Equipaggio

 Il mio profilo Contattaminikink

Classe marittima

Pare che in Portogallo
vestirsi di lana caprina
sia molto chic:
lana-caprina.blogspot.com
lanacaprina.blog.com

Canali

I canali collegano i mari
interni al grande oceano.

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[nikink at fastwebnet.it]