lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte
A questa tarda ora di domenica non sono ancora andato a votare il sindaco. Magari vado proprio domani. In fin dei conti, voglio ancora crogiolarmi nella lettura delle liste, splendido trionfo del bipolarismo perfetto. Uno magari crede che la lotta sabauda si limiti a Chiamparino contro l'orsetto marsicano, magari aggiungendo un outsider piccino picciò. Ma no, figurati: i candidati sono nove! Le liste che li sostengono addirittura trentasette!!! Guardate quale messe, che rigoglio.
Ci sono i grandi classici del presenzialismo fine a se stesso (monarchici, umanisti, pensionati e invalidi) e nuove entità insieme settoriali e generiche (moderati, veri ambientalisti, sport e volontariato, il sublime noi meridionali). Non mancano i pros (sì tav, sì ad un futuro senza caccia - con Duffy Duck nel simbolo) & cons (no euro, no UE, immigrati basta). Abbondano gli specialisti, in un tronfo di "per" (lista donne per le quote rosa, Democrazia Cristiana - sic - per le autonomie) tra cui svettano la lista paronomasica Torino libera per Franco Buttiglione - inquietante semiomonimo che appoggia Denis Martucci - e la sciarada verdi per la pace, uniti per la pace, uniti per il centrosinistra a cui manca solo verdi per il centrosinistra a completare la catena.
La pro-lista granata per il Filadelia introduce una coppia di ghenghe (l'altra grida un più efficace e collaudato forza Toro) che certo ora cavalcheranno il finto sdegno di calcio- (poli o gate, fate voi che mi viene il vomito) contando in qualche - più che certo - voto di moralista torinista col senno in libera uscita. Buon'ultima, la lista fascia censurato e libertà, dove il "censurato" starebbe per "fascismo" ma, se gli occhi non mi hanno tradito, oggi ho visto un loro manifesto per nulla censurato, con tanto di eloquente fascio littorio. I viglii urbani nei paraggi invece no, non l'hanno visto...
In questo tripudio, io non so ancora chi scegliere come consigliere comunale, chi premiare con la mia preferenza. Di santini ne ho ricevuti tanti ma, siccome - da caprone - voto il favorito, potrei sobriamente scegliere la lista dell'Ulivo ed una donna - pure mia vicina di casa - così scrivendo un nome adatto a celebrare tanta inventiva onomaturgica: Fregolent, Silvia. Mi pare una garanzia di - come dire: concussione slow. Ed è ironica: guardate un po' la sua mail e l'argomento della sua tesi di laurea.
Tutti i sabati che Dio manda in terra, inserisco nel gestionale alberghiero seminari e corsi che inizieranno la settimana successiva nel nostro campus. Quando i corsi di prossimo svolgimento vengono approvati dal recruitment del nostro centro di formazione, che affibbia loro un codice di budget su un gestionale celibe, parte una mail indirizzata alla nostra ditta, che ha l'appalto per ricevimento e meublé (l'albergo, insomma). Il mio capo stampa la mail, me la passa e, al primo momento utile, io inserisco i dati nel nostro software, altrettanto celibe. Non senza un deferente pensiero all'eterno fantozziano, che s'invera ogni volta che viene celebrato il mistero gaudioso dell'interruzione della catena informatica e la burocrazia innalza un ennesimo peana al diligente scriba che fa ripartire il meccanismo.
Oltre al codice amministrativo, a quello connotativo per area geografica e successione temporale, a program manager e segretaria, di codesti corsi debbo inserire il titolo. Questi brani di prosa sono spesso immaginifici ("Formation de formateurs de formateurs" è il mio preferito. Se v'interessano altre perle, le trovate scavando qui). Ed arriva il momento creativo, che invariabilmente esiste nei lavori d'ufficio, solo che lo si sappia scovare. I titoli dei corsi sono infatti sovente troppo lunghi per la stringa che li deve accogliere. Mio privilegio è riassumerli. Oggi ho avuto per le mani "Joint Union-management negotiation skill" e, dopo aver riportato "Joint negotiation skill" non ho potuto esimermi dall'immaginare con simpatia una ventina di sindacalisti d'etnia assortita, assorti in discussioni...
- oh, passa!
- s'era detto due tiri, passi o no?
- scaldane ancora, dai: non fare il ragno...

L'uomo scrive nelle pietre la sua storia. Qui ve ne propongo alcune dal mio recente viaggio siciliano: Siracusa, Monreale, Erice, ancora Siracusa.
Sono tornato, e come no. Lunedì sera. A dirla per com'è, non muoio dalla voglia di riprendere a far danni qui né leggerne d'altrui. Ho da digerire l'esperienza: il primo viaggio di gruppo d'uno ben poco gregario; il ritorno alla Sicilia che tanto amai da ragazzino, quasi trent'anni fa; la vista dell'Italia dal cielo, per me che non volo mai; le duecento e più foto da lavorare. C'è anche da riprendere il corso della vita: già martedì mattina, il funerale del padre d'una carissima amica; oggi il rientro al lavoro; in mezzo i cambi di stagione negli armadi. La vita, appunto: quella cosa senza rete.
Però voglio darvi il ben ritrovati. Ho scelto un'immagine cialtrona e caprina, presa a due chilometri in linea d'aria dal tempio della Concordia di Agrigento (tra l'altro, ora cinto da ponteggi) proposto nel post precedente. Che rimpianto per la scomparsa rubrica "botteghe oscure" di Cuore: una simile scempiaggine me l'avrebbero pubblicata senz'altro! Per i prossimi giorni, mi piacerebbe offrivi alcune immagini più classicamente suggestive. Quindi, mi dedicherò al fotoritocco, ch'è sempre un bel passatempo.
Circa le speranze espresse alla partenza, meglio svicolare. Siccome non ero nella foresta amazzonica, non mi sono fatto mancare giornali e tiggì. L'unico evento confortante è stato il primo discorso del presidente Napolitano. Eoni fa, la mia prima votazione fu europea, e la mia prima preferenza fu proprio per Altiero Spinelli. Fa piacere che qualcuno lo ricordi ai giovini ignari.
Una piccola nota sul clima elettorale siciliano. Oltre all'immensa quantità multistrato d'affissione abusiva su ogni superfice utile, al proliferare di comitati elettorali da balconi urlanti in stile neorealista, registro con piacere le professioni antimafiose e dichiaratamente anti-Cuffaro - non sollecitate e perciò più gradite - di tutti i nostri autisti, accompagnatori, guide locali. Certo, non è un dato significativo, ma spero un buon auspicio per un altro po' di primavera. Forza Rita.
Ciò detto, vi saluto, torno alle mie incombenze e vi preannuncio che domenica salterò la seconda parte del piemontese caprino. Come dice l'unico e vero avvocato piemontese: "tanto di noi si può fare senza". Almeno ad intermittenza.

Per aver ormai a lungo vissuto in un canto d'Occidente malato, ho smesso da tempo d'entusiasmarmi a vanvera e di credere alle primavere che trasformano il mondo in un posto migliore. Però credo alle coincidenze irrazionali e vi consiglio d'augurarmi buone e tante vacanze nel resto della mia vita. Ora vi spiego perché.
Un mese fa circa, partivo in ferie con la famiglia, disgustato come tanti dalla campagna elettorale e dal risultato risicato. Facevo anche della pesante ironia dietrologica sulle coincidenze nei cambi di vertice dei poteri palese ed occulto. Da allora, qualche piccolo segnale, lungi dall'illudermi, mi fa vedere qualcosa che assomiglia a quelle che Battiato chiamava "quote più normali".
Ad esempio, anche per insipienza della CdL, l'Unione ha saputo quasi serenamente occupare le tre prime cariche dello Stato con passabili gentiluomini. Altro esempio: riconsiderando l'arresto di Provenzano, ha forse ragione il procuratore Grasso nel sottolineare l'importanza del successo di un'indagine classica, senza inciuci e cammelli, come possibile seme di riscatto civile.
E ci sono altri però. Un certo malaffare incoccia scogli giudiziari mentre le reazioni sociali sono equilibrate, quasi Tangentopoli sia stata introiettata come rischio d'impresa. Meno equilibrate sono le sensazioni di panza sulla procella calcistica attuale, e ci mancherebbe, quando si va a toccare la perenne infanzia maschile. Ma anche qui, vuoi mai che un po' di morale non risorga?
Insomma, mentre sto per partire - martedì mattina - per una settimana in Sicilia, posso augurarmi altro buonumore? Tornare e trovare, che so io: una lista dei ministri decente? più percezione del concetto di borghesia mafiosa? qualche remora nel pensare invariabilmente gli onesti come coglioni? una certa vergogna nel dichiararsi fieri di chiamare una dirigenza col nome d'una cupola orientale? (Te, laggiù in fondo, che dici "la giuve in C": non esagerare).
Vedremo, Nel frattempo, dando per buona la coincidenza tra le mie vacanze ed il riscatto d'un Paese sfatto ed immorale, vi saluto - ci rileggiamo verso il 24 - e preannuncio che il mio prossimo turno di ferie cade verso fine giugno. Sono disposto ad ogni sacrificio, pur di rendere migliore l'Italia. Altrove, se non c'è due senza tre, non so che farci. :-)
Rubricaprina refusi: le rore è inaguato
Seconda puntata
Da molti anni il nostromo raccoglie refusi, errori e strafalcioni dai comunicati stampa che riceve. Il repertorio è vasto e viene finalmente messo a disposizione pubblica, suddiviso in sezioni tematiche: ri-don-dan (pleonasmi, ridondanze ed anacoluti), tast'i'era (errori di battitura), diamo i numeri (errori numerici), brevi manu (elisioni, aferesi ed omissioni), generone (mancati accordi di genere e/o numero), brave new word (neologismi involontari, significati creativi), il corner delle muse (voli sintattico-pindarici), certo, come no (assurdità semantiche), ze veri best-ia (capolavori multidisciplinari).
TAST'I'ERA
cosa gratida sempre placita
Certa di fare cosa gratida, (...)
DIAMO I NUMERI
il mese più lungo
Serata speciale al cinema "Empire" di Piazza Vittorio Veneto 5 a Torino, domenica 39 gennaio (...)
IL CORNER DELLE MUSE
impavido m'avvalgo
Il monologo esplora i temi più intimi ed imbarazzanti, avvalendosi impavido attraverso le repressioni della morale e dell’immaginario.
CERTO, COME NO
alla pagina se-sei-Silvan
Per i non vedenti, ad esempio, sono disponibili versioni sottotitolate dei video.
...ma la vedo dura, per il derby...
... c'è gente in piazza col forcone...
... mentre questi signori stanno frustando il server.
:-)
Nella foto, due persone molto diverse, non solo di maglia e pelle.
Da quando mio figlio va a scuola mi sono scontrato con alcune significative variazioni semantiche rispetto ai mitici "miei tempi". La prima volta è accaduto quando il pargolo, indicandomi un triangolo ed un cerchio, me li ha apostrofati come "blocchi logici". Il blocco logico è venuto a me, insieme ad uno stranguglione per la foga nomenclatoria che continua ad agitare gli stilatori di programmi scolastici. Che dire, ad esempio, della divisione delle prime cinque classi in due bienni ed un - rullo di tamburi: monoennio. Quest'ircocervo nato dalle ceneri dell'umile "anno" mi ricorda i "due punti equidistanti tra loro", nota freddura nonsense.
Leggo ora un'intervento congressuale di Alessandro Perisinotto, che conoscevo come romanziere e rubrichiere ameno e scopro docente compreso del suo ruolo. S'intitola "Contro le aberrazioni dell'automazione in didattica" ed è una lettura illuminante per capire come la deriva linguistica insita in certi piccoli segnali nasconda, in realtà, una parcellizzazione dei saperi - moderna in senso mercantile - che sta scippando il processo di creazione dei percorsi di studio dalle mani degli insegnanti per consegnarlo a macchinari.
Insomma, mentre un innocuo triangolo diventa un blocco logico, un anno un monoennio, similmente un corso di studi si modularizza, il flusso dell'apprendimento viene scomposto in atomi di sapere - detti Learning Objects - archiviati da sistemi informatici via metadato standard, da ingurgitare all'occasione. In questo processo il contributo, le scelte, i percorsi di docenti e discenti vengono marginalizzati. Come se insegnare ed imparare non fosse già più cosa d'umani. Del resto, quale miglior burocrate d'un computer?


Parafrasando il novantesimo ed ultimo punto di questo noto testo webgnostico, è bello essere elettori italiani perché c'è sempre una votazione da qualche parte. Consumato il bersaglio grosso, tocca ora ad una serie diffusa di sagre locali. Ce le hanno comuni grandi e piccini; io sarò personalmente impegnato a Torino. Darò il mio contributo alla percentuale bulgara con cui il Chiampa - blairianissimo politico sinistro che non fu mai comunista nemmeno quando lo era - schianterà il capro catapultato qui dalla CdL: Winnie the Pooh.
(L'orsetto ha però fatto una prima mossa molto sabauda, andando a vivere in una cella comune del Sermig in luogo d'un residence, e promettendo addirittura di pagare il soggiorno. Con questo sfoggio d'umiltà, i voti delle dame di S. Vincenzo son tutti suoi).
Ma non è di questo che voglio parlare oggi, bensì d'un curioso fenomeno in atto in alcuni piccoli centri lombardi e piemontesi da qualche anno. Siccome da noi non c'è mai stato - quindi nessuno può accusarti di tentare di ricostituirlo - alcuni buontemponi hanno fondato il partito nazista italiano. L'ho scoperto da un articolo su La Stampa di domenica 30 aprile: a Belgirate ed altri piccoli Comuni del novarese e del verbano si presenta il Nsab-Mlns, ovvero il Movimento Nazionale Socialista dei Lavoratori. La cacofonica sigla nasconde - è il caso di dirlo ed ora vedremo perché - un soggetto politico tanto fumistico quanto inafferrabile.
Nei primi giorni dopo la lettura, ho fatto molta fatica a trovare materiale in rete. Solo il 3 maggio ne ha scritto Indymedia. Trovare il programma del movimento non è stato facile: mettete alla prova la vostra googlitudine e lo vedrete anche voi. Ravanando in rete ho trovato la cache d'un risultato elettorale brianzolo del 2004 e, tra altre cosucce, una scheda prefettizia (in pdf, ve la risparmio) coi risultati 2005 d'un piccolo centro pavese dal nome sonoro: Bastida de' Dossi. Una ricerca, a chiave NSAB su La Stampa, produce una breve su Quarna Sotto (non un invocazione ma un microcomune del cusiano, noto per la produzione di strumenti musicali a fiato) dove i nazisti padani si presentano a questo turno, e la notizia dell'appello DS alla prefettura perché li blocchi (che riproduco nel "continua"). Questo è il poco ho trovato, donde l'inafferrabilità, almeno in rete.
Oltre al farneticante programma ed al dichiarato rifarsi al simpatico partito dello zio Adolfo, caratterizza lo Nsab il fatto di candidare - solo in comuni sotto i mille abitanti - emeriti foresti sconosciuti. Uno si chiede dove voglia andare a parare un movimento senza radici territoriali ma, se si considera che, nei piccoli comuni, è possibile candidare una lista senza preventiva raccolta di firme e che, anche con un solo voto, se ci si presenta come unica lista antagonista - il caso di Belgirate, si ottengono quattro consiglieri, ecco che si comincia ad intravedere il diabolus. Se si è presenti in amministrazioni locali, diviene più facile presentarsi alle elezioni nazionali.
Insomma, tra l'idiozia ed il dramma, dalle terre d'Eridano nasce una nuova emergenza democratica. La Padania, insomma, è come l'Illinois: l'avevo sempre sospettato.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
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