lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte
Ho scoperto di recente un blog collettivo - BlogGoverno - nato ad inizio anno ma attivo solo da sei mesi. Essendo a mia volta motore del blog collettivo Ita®iani, tutti gli esperimenti analoghi m'interessano. Questi giovini di belle speranze si son presi una briga da far tremare i polsi, a seguito di questa intuizione del loro... premier: un obbiettivo serio, di partecipazione diretta alla cosa pubblica, con tanto di stringato manifesto. Se posso permettermi una recensione critica, vorrei dire che mi suscita qualche perplessità il connubio tra serietà pseudo istituzionale (divisione delle cariche, ecc.) ed effettiva possibilità d'incidere sul dibattito pubblico in quello che, in fondo, resta un gioco di ruolo in forma di blog.
Cerco di precisare il mio pensiero. Se ad aprire un blog è uno - individuo o gruppo - specialista della qualunque, ecco che abbiamo una tribuna autorevole, con in più il vantaggio della comunicazione bidirezionale, non paludata e tendenzialmente sincera. Se a farlo è uno o più blogger - cittadini volonterosi ma con una vita da sfangare - che al pubblico dibattito può / possono apportare solo belle speranze e desiderio di crescere insieme ai lettori (sempre e comunque un dialogo tra minoranze); se costoro poi mettono in piedi l'esperimento come calco istituzionale, mi prende una forma di nostalgia preventiva per un'idea in sè ottima, mancante però delle premesse per essere autenticamente incisiva. Con tutti i migliori auspici, il rischio è che BlogGoverno, così com'è abbozzato, resti wishful thinking ai confini tra goliardata e sfogatoio: il classico recinto del blog tuttologico (tipo il mio) che crea microcomunità di persone che si dan ragione a priori.
Mi spiego ancora meglio. È assolutamente auspicabile che un gruppo di semplici cittadini decida di partecipare alla vita collettiva, facendo politica in rete. A me sembra, però, che sia necessario farlo ricalcando modalità giornalistiche - la denuncia, l'inchiesta, lo scavo nel dettaglio, il rilancio di una segnalazione - coniugandole all'immediatezza ed anche al caos creativo dello strumento blog, come fanno ad esempio, benissimo, su OneMoreBlog. Pretendere, a priori, d'avere qualcosa di sensato da dire su ogni atto significativo del governo mi pare, per dei volontari la cui sola ambizione è partecipare della vita pubblica, un malriuscito connubio d'ingenuità e presunzione, che rischia di bruciarli per logoramento, di renderli stucchevoli sulla lunga distanza.
Eppure, la serietà dell'impianto è foriera di passibili sviluppi: d'una tribuna così concepita ci sarebbe davvero bisogno. Pensate ad un ipotetico futuro in cui il vero governo ed il suo corrispettivo ombra dovessero, per obbligo istituzionale, curare due simili blog collettivi e paralleli per diffondere e discutere pubblicamente le opzioni governative e dell'opposizione. I nostri rappresentanti metterebbero in gioco sul serio responsabilità e carriera. Così com'è ora, BlogGoverno serve ad annusarsi e riconoscersi tra simili: la classica predica ai convertiti. Comunque, tanto di cappello ai partecipanti a quest'esperimento. La frequenza di postaggio è buona, il che è segno di salute. So bene, per veder stentare il nostro dalla nascita, quanto sia difficile far marciare un blog collettivo, specialmente su un'idea d'impegno civile. Di solito, ai blogger riesce meglio aggregarsi sulla fuffa.
Siccome sono solito manifestare il mio affetto in senso critico, mi permetto anche di segnalare alcuni difetti di contenuto che ho trovato esaminando il paratesto, inserito in una grafica che trovo piacevole. Le categorie sono troppo tecniche e generiche: quanto dura l'attualità?, che cosa non è "news" od "approfondimento"? Inoltre, un blogroll con cinque link è così povera cosa che tanto vale giubilarla, se non si ha intenzione d'ampliarlo fino a renderlo un vero serbatoio di risorse in rete. Un ultimo appunto, per il concetto di "beta" che ricorre in testata e nelle pagine ministeriali: un blog è sempre beta, non mi pare il caso di scriverlo qui e là. Auguri sinceri, comunque, ragazzi. Vi seguirò per quanto me lo concede il tempo della mia incasinatissima vita, poiché la cosa pubblica è, appunto, anche cosa mia.
P.S.
Mercoledì sera, mentre stavo scrivendo questo articolo, m'arriva via mail da Radio Radicale la segnalazione della loro ultima novità partecipativa. Ecco un lampante esempio di nuovo medium collettivo, caotico e vitale, che si può esemplarmente contrapporre al metodo ingessato di BlogGoverno: FaiNotizia. Per dirne un altro.
Il fatto nudo e crudo. In una mattina qualunque, in una metropoli dell'Occidente Avariato che conta circa un milione d'abitanti, il telefono della Polizia Municipale ha suonato a vuoto per mezz'ora.
La cronaca. Oggi, in albergo, un cliente è venuto a farsi aiutare per aver dimenticato il cellulare sul taxi che pochi minuti prima l'aveva scaricato da noi. Verificato dalla ricevuta che l'autista era un cosiddetto padroncino, non affiliato alle compagnie di radio-taxi facilmente contattabili, non mi restava che ricorrere ai Vigili Urbani per individuarlo dal numero di licenza. Ho chiamato il numero dei Vigili, ho digitato l'opzione 3 per avere un operatore in linea; dopo pochi secondi mi veniva riproposta la scelta delle opzioni. Al quarto o quinto tentativo ho digitato l'1 - richiesta d'emergenza: il numero suonava a vuoto finché la linea cadeva. Ho ripetuto l'esperimento un sei-sette volte. Nel mentre, con l'orecchio libero, ho chiamato i carabinieri per fare presente l'anomalia: mi hanno ripassato il numero a stretto giro di centralino. Stesso risultato.
Allora ho chiamato in Comune, sempre riprovando il numero per le emergenze dall'orecchio sinstro, chiedendomi se la radio stesse trasmettendo musica da ballo e facendo presente alla centralinista del Municipio, in modo seriamente scherzoso, la mia ironica ipotesi che fosse in corso un colpo di Stato. L'operatrice ha riso complice, ma ha dovuto a sua volta arrendersi all'evidenza: la Polizia Municipale di Torino risultava irraggiungibile. Mi ha dato un numero degli uffici, l'ho provato: indovinate un po'? Esatto: nessuna risposta. Sconsolato, mentre una collega continuava a chiamare il cellulare del cliente che suonava a vuoto anch'esso, ho dovuto arrendermi, nella speranza che l'ospite, di nazionalità colombiana, se ne facesse una ragione, avendo probabilmente vissuto di peggio al Paese suo.
Ora voi penserete che, una volta gettate le armi, da buon blogger autoassolutorio abbia concluso che tutta la faccenda sarebbe semplicemente finita in questo post. Errore: ho ancora avuto un soprassalto sabaudo, e da buon torinese ho chiamato La Stampa, dove rispondono sempre. "Mi passa la cronaca di Torino?". Pronti. "Buongiorno, sono tal del tali, mi succede questo e quest'altro, siccome mi pare d'una gravità inaudita, ho pensato fosse mio dovere segnalarvelo". "Ha fatto molto bene", m'ha risposto il segugio già attizzato. Non vedo l'ora che sia domani, per scoprire se, in prima pagina di cronaca locale, racconteranno di come gli alieni abbiano iniziato l'invasione del pianeta a partire dal corpo dei civich di Torino. Altro che i blog... Vi terrò informati.
Un tempo non così lontano il prete dava le spalle ai fedeli ed officiava in latino; un Concilio riformò il tutto e fu la modernità. Esistono ancora oggi dei controriformisti - vedi i lefebvriani - che preferiscono la moda antica. Trasportiamo il tutto in ambito di trasporti.
Esiste una leggenda (intrinsecamente) metropolitana che vorrebbe giustificare la svolta veicolare a sinistra mediante aggiramento del centro incrocio con una presunta norma superata dal nuovo codice in vigore dal 1992. Sarebbe un po' come i nonni che, per inveterata abitudine, dicono Sisal per Totocalcio o Stipel per Sip (ovvero per Telecom - quest'ultimo nome mi sa che cambierà presto di nuovo).
Così non è, almeno in tempi moderni: mi sono documentato. Il D.P.R. 15 giugno 1959 numero 393, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 23 giugno 1959, così recita: "Art. 104 (mano da tenere): i conducenti (...) per voltare a sinistra debbono avvicinarsi il più possibile all'asse della carreggiata ed effettuare la svolta in prossimità del centro dell'incrocio ed a sinistra di questo, sempreché questo sia possibile senza imboccare l'altra strada contromano e salvo diversa segnalazione, (...)".
Il "Nuovo codice della strada" - decreto legislativo 30 aprile 1992 numero 285 e successive modificazioni - all'articolo 154, che vi propongo in versione Wiki ed in versione Aci, ribadisce: "3. I conducenti devono, altresì: (...) b) per voltare a sinistra, (...) accostarsi il più possibile all'asse della carreggiata e, qualora si tratti di intersezione, eseguire la svolta in prossimità del centro della intersezione e a sinistra di questo, salvo diversa segnalazione, (...)".
Ma, allora, perché è sufficiente trascorrere mezz'ora in un qualunque incrocio italiano - anche se dotato d'inequivocabili frecce come questo presso casa mia - per produrre un simile documento fotografico? Quale trascorsa virtù inseguono, questi controriformisti? Se qualcuno ha una risposta sensata, per carità me la proponga.

L'ha fatto, oddio l'ha fatto... ne parlava l'altra sera, incautamente l'ho incoraggiato... uno dei miei amici più caprini e pallosi (non per niente è il fratello di BobRock) ha aperto il blog defintivo sull'outdoor: base camp. Ora non potremo nemmeno più uscire a fare due passi senza consultarlo, maledizione!
Rubricaprina poesia: la rete vista dai sommi
Quinta puntata
Brucando brucando, la capra ha scovato i migliori versi dedicati alla Rete.
Ve li proponiamo coi nick che gli autori hanno scelto per questi tempi cillàut aìtek: a voi scoprire di chi si tratta.
È consentito chiedere l'aiutino nei commenti, ma uno lo diamo subito: i Master of Ceremony caprini sono in prevalenza italiani.
Settembre, andiamo,
è tempo di linkare
Gabriel Vate MC
Poi che non ha ritorno
il riso mattutin
La bellezza del giorno
è tutta nel login
guidogozzano MC
Non so, comincio a preoccuparmi. È la seconda volta in due giorni che una delle mie caprinate, passa un anno, raggiunge un successivo stadio d'apoteosi mistico-merceolo-emulo-fallimentare. Guardate un po' cosa scrivevo lo scorso ottobre. Mica m'ero accorto che, nel frattempo, sul fabricone sotto casa, su cui più l'occhio non levi, erano apparsi questi bei biscottoni piatti ar neo, col dovuto riflesso fotoscioccio. Che nostalgia per i romboni stile stalingradese: s'accordavano meglio al corpaccio littorio di Mirafiori.
P.S. Oh vacca Eva, googlando son caduto sul sito ienchi degli entusiasti Fiat: to not believe, da non credere ;-D
In tutta risposta alle mie storiche lamentele (un anno esatto ad oggi) sull'eccesso di spese tipografiche che l'Italgas, da quando è entrata nel gruppo Eni, si sobbarca - e ci scarica - oggi, con la bolletta, ho ricevuto il primo numero di questo fantastico house organ: Gasacasa (dove la seconda a rossa eviterebbe fraintendimenti d'olocaustica memoria).
Formato A3 piegato, quattro facciate in quadricromia digitale a retino stocastico; stampato da Postel, cioè dalle Poste Italiane (che, anche loro, ormai, fanno di tutto più che consegnare lettere); nessuna possibilità d'opt-out (te lo tieni anche se non lo vuoi, con tutto che potresti preferire lo scarico del pdf dal sito): ecco l'arma definitiva di customer pampering del carrozzone che fu del mai abbastanza compianto Mattei. E io pago.
I veri signori sanno sempre quando è il momento di togliere il disturbo. Montanelli se ne andò tra l'apice del berlusconismo ed il crollo delle torri. Fallaci, tra il definitivo introiettamento della guerra come merce mediatica e lo sbraco dell'ex infallibile, d'ora in avanti semplice uomo politico fra tanti.
Rubricaprina piemontese
Quarta (ed ultima) puntata
Siamo quindi giunti alla fine, ma che sarà mai? Il vero piemontese - l'avete ormai capito - non piange, non si lamenta; se sanguina, cerca di farlo verso l'interno. Catlin-a - Caterina, detta anche costesëcche - costole secche, sporgenti - la morte, insomma - con un po' di sarcasmo se ne sta al suo posto: tra le cose d'ordinaria amministrazione, semplicemente l'ultima. Tanto, quand ondes òre a sòn sònà - quando l'orologio ha battuto le undici, che vuoi farci più?
Staremo mica a fare i lamentosi: vénta dësgiochésse - bisogna farsi furbi (togliersi il giogo), dësgropésse - fare i disinvolti (snodarsi), gavésse la nata - nuovamente: farsi furbi (togliersi il tappo; espressione di chiara origine enologica che sta anche ad indicare il togliersi una soddisfazione). Altrimenti, capita d'acòrsëssne peui 'nt 'l pissé - pagarne lo scotto (accorgersene in seguito durante la minzione). Bisogna anche tener conto che il panél - fortuna (deretano) ci mette la sua parte; a noi resta giusto da decidere con che stile affrontare il gran passo, come tiré ël pét glorios (dove pét sta per scoreggia).
A dire il vero, è assai improbabile che la fine della vita terrena non faccia alcuna impressione, nell'intimo d'individui pur scolpiti nel bosch - legno. Il lessico lo dimostra, ironizzando sul destino di chi va al borgh d'jë stendú - cimitero (villaggio dei distesi), col paltò ëd bosch - cappotto di legno (o senssa mànie - senza maniche). Ivi giunti, non ci resta più, infatti, che fé tèra da cop - fare terra per tegole; ancora meglio angrassé ij còi - ingrassare i cavoli, così poi si può trascorrere l'eternità a mangé la salàda da la part dij tross - mangiare l'insalata dalla parte delle radici.
NOTA FONETICA
cc -> c palatale (es. cibo, cera).
ch -> c gutturale (casa, conte).
é -> e chiusa (vela, nero).
è -> e aperta - moltissimo :-D (terna, vello).
ë -> e semimuta alla francese.
eú -> come eu francese.
gg -> g palatale (gelo, gita).
gh -> g gutturale (gara, gota).
j -> i distinta non semivocalica (mai, sei).
n- -> n faucale - il suono impossibile per un non piemontese, vagamente simile alla n velare (fango, vanga) però sordo, marcato e trascinato: immaginate di pronunciarlo come le... can-zoni di una volta :-).
ò -> o aperta (mole, toga).
o (secondo altri ô) -> o molto chiusa, quasi u.
s-c -> s sorda + ce / ci a produrre due suoni distinti (pronuncia alternativa - ad es. - di scentrato).
ss -> s sorda.
u -> ü (più u alla francese che ü alla tedesca).
v -> u se in fin di frase (con elisione dell'eventuale o finale: es. giovo - giovane - quasi giùu).
zs -> s sonora.
NOTA EDITORIALE Diversamente dalle altre rubricaprine - raccolte di scritti per buona parte già esistenti - questa è nata dal desiderio di scrivere qualcosa - piccoli saggi - su lingua e cultura in cui sono cresciuto. Non si è composta quindi d'un cappello fisso seguito da testi generalmente raccolti sotto titoli interni, ma ha proposto una serie di temi con rimandi via link alle precedenti puntate, come per le rubriche dell'anno passato (che trovate nella stiva).
Trattati il sarcasmo come autodifesa nei rapporti umani, la difficoltà ad abbandonarsi ai sentimenti e l'ipetrofico senso del dovere, questa è la puntata finale: il piemontese di fronte a vita e morte. Certo avrei potuto dilungarmi ma, vuoi che si tratta di scrittura impegnativa, vuoi che non a tutti voi lettori può fregare di queste mie piccole manie antropologiche, penso che questo corpus ridotto possa bastare. A sostituire questo viaggio in una lingua ardua ma suggestiva, penserà un'altra rutilante trovata del vostro giocoliere di parole preferito: la rubricaprina spam, la cui prima sortita è prevista - salvo imperscrutabili salti ed assenze - tra cinque domeniche, compiuto il giro delle altre... lessicacate. Nel frattempo, come promesso, inserisco questa puntata nel portolano, dov'è facile da recuperare, e nella stiva, subito sotto le rubriche 2005.
prima puntata; seconda puntata; terza puntata

La macchina, sotto casa, ha scoccato 100.000 un mese fa. Il contatore, qui, 10.000 oggi. In banca, quasi sempre, siamo sotto di 1.000. Ed il 10, a settembre, ne ho fatti... lasciamo perdere, va'.
La battutaccia del titolo sarebbe poi ad introdurre l'incertezza sulla qualità del mio futuro in rete. L'agognata promozione cui ho già accennato è giunta infine ieri, dopo regolamentari nove mesi di travaglio: da lunedì prossimo trascorrerò - almeno per una fase sperimentale di tre mesi - poco meno di sessanta ore a settimana al rusco. Nel mentre, un cospicuo lavoro di copywriting e grafica ha fatto capolino per accompagnarmi fino a primavera. Insomma, credo che i fasti del postarello quotidiano appartengano ormai al passato. Passerò più tempo a commentare gli amici: è cosa più propria d'un tempo a brandelli.
Comunque avere avuto, lo stesso giorno, la soddisfazione di ammirare l'onestà del giornalista Marco Belpoliti che, chiamato in causa in questo post di luglio, si è preso la briga di giustificarsi è qualcosa che va apprezzato per via karmica. Rimestare minuzie, inveire contro le derive della comunicazione, sembrano non essere attività totalmente inutili, se appena ci si confronta con onestà ed apertura mentale. Io, di queste soddisfazioni, voglio ancora togliermene in futuro. Scriverò magari meno, ma di qui non mi schioderò per un pezzo.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
One More Blog
Placida Signora
terza di copertina
Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
Acidosignore
base camp
Boing Boing
Bombay
Escualotis
Fantastici Quattro
giovani tromboni
HatingLine
Hotel Messico
la cuccia
la finestra sul porcile
LorenzoC
Masayume
no news good news
Séverine
Shangri-la
sociopatica
sottorete
Special Guest
Supergiovane
WildSide
x§°nalità c°nfu§a
Zeta Vu
Zeus Blog
italieni
10x10
Cursor
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I canali collegano i mari
interni al grande oceano.
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