lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte
Niente scherzetto (ricordate la mia avversione per il tunnel delle feste che inizia oggi?). Non sono qui per fare degli auguri, né lo sarò ai prossimi giri di boa. Poiché non c'è un modo bello per dirlo, veniamo subito al sodo: lana caprina chiude. Chiuso, closed, fermé, cerrado, fechado. 
mi comporterò da farabutto e sarà bello
Avevo pensato di fuggire all'inglese, come fece mastro Brenz a suo tempo, sparendo nel nulla senza neppure rispondere ai commenti. Ma non è il mio stile, poi non intendo abbandonare il web (e neppure questo blog, di cui - ammesso e non concesso che non riapra un dì - continuerò ad avvalermi per la memoria storica, i link che contiene, ed il tagroll che continuerà a crescere). Infine, mi pareva sgarbato non dare neppure uno straccio di spiegazione.
solo chiacchiere e distintivo
Il lungo post precedente mi è costato diverse ore sottratte al sonno ed alla famiglia, vittime predestinate. Però, nonostante la captatio benevolentiæ, fatta di ammicchi che chiedevano un coinvolgimento al lettore, non ha tirato su nemmeno un commento. Non ne faccio una colpa a nessuno, beninteso. Sono conscio d'avere un blog di nicchia dentro la nicchia che è già la blogosfera italiana. Gli è che metà dei miei - diciamo quindici - lettori è già d'accordo a prescindere (la predica ai convertiti) e l'altra metà è composta da lurker benevoli quanto tetragoni (la predica ai sordi). Così non mi pare costruttivo andare avanti, volendo fare di tanto in tanto del civico giornalismo, oltre a farcire i tempi morti di bagatelle. Ci pensavo da un po': la palese recente discrasia tra sforzo di produzione e risultati di condivisione ha solo fatto da catalizzatore.
siamo in tre: io, Smith & Wesson
Questo vecchio natante - dopo 21 mesi, 518 post ed all'incirca altrettanti commenti - rientra dunque in rada a tempo indefinito. Ma è inutile che nasconda la nostalgia preventiva dietro la finzione marittima. Parliamo di ciò che c'è qui ed ora: il nostromo resta in circolazione. Punto primo: vado a vivere nei commenti, come auspico da tempo. Quelli qui sotto, per chi volesse ulteriori spiegazioni; i vostri, siccome avrò più libertà per girare in rete. Inoltre, quando avrò qualcosa di serio da dire, lo farò su Ita®iani mentre, quando il giullare prende libera uscita, c'è sempre l'Università di Chaltroonia - a.k.a. Froottle - che può darmi ospitalità.
abbiamo bisogno di una barca più grande
Per concludere, non appena ho pensato di liberarmi della zavorra, subito la mia testolina ha cominciato ad elaborare idee su un nuovo progetto web. Non ho molto da dire, per ora, anche perché sono tutt'altro che certo di cavarne qualcosa il cui impegno sia compatibile con la mia vita. Semmai, sarà questione di coinvolgere altri. Ho in mente qualche spunto: priorità ai temi e non ai contenuti (i primi li devo ancora individuare, saranno premessa ideale e linea guida; dei secondi la rete strabocca: bando alla produzione originale e via col saccheggio); alternanza di lettere, suoni, immagini (sia fisse che mobili) e pubblico internazionale, quindi prevalenza alla lingua inglese. Vediamo se si riesce a combinare qualcosa; se no, saremo stati comunque vivi.
Parliamo di cose che succedono a Torino, ma questo post non è l'articolessa minacciata tre settimane fa, che resta alla fonda, tra fasciami da ribattere e carpenteria da accoppiare. Siccome i tempi da Sagrada Familia del cantiere mi stavano fottendo ciò che ormai è attualità, scorporo una parte degli argomenti per un frizzante postaccione a tema architettonico-civile. Parliamo intanto d'un evento che, fino a giovedì 26, coinvolge Torino nelle celebrazioni per la giornata delle Nazioni Unite - oggi 24 ottobre - il cui tema quest'anno è "alleanza globale contro il lavoro forzato".
Non mi dilungo sugli eventi collaterali - "la notte di RadioUno" che trasmette interviste ad ex corsisti Ilo, gl'immancabili dibbbbattito e concerto, la Mole Antonelliana tinta di blu iuèn (leggasi in fondo al link precedente) - ed altre iniziative commendevoli - lo svelamento d'una targa all'aeroporto che rammenti infine all'universo mondo che Torino è la quinta città Onu del pianeta (lo si diventa ospitando la sede primaria di un'agenzia, nel nostro caso lo UNSSC) dopo Ginevra, NY, Vienna e Roma (Fao). Il brodo s'allunga e poi, se dico cazzate, rischio il lavoro :-). Vi parlerò invece di me e di come sono coinvolto nella giornata di giovedì, quando il presidente della Repubblica Napolitano verrà a visitare il campus dove lavoro e terrà una concione alle 10,30.
Lo scorso luglio prenotai una visita ortopedica. Sapete i tempi della sanità; indovinate il giorno in cui fu fissata? esatto. E l'ora? sbagliato: alle 10. Forse farò persino in tempo, rientrando, a passare la fogna dei pulotti - pardon, si chiama cerimoniale - già pronti a levar le tende. Il mio capo m'ha detto: ma come? disdici, posticipa. Intanto non ho nessuna voglia d'aspettare altri quattro mesi per una normale visita di controllo; poi, il numero di prenotazione è 666. Voi sfidereste il vostro karma, mettendovi contro la Bestia per onorare un uomo, per quanto presidente e gentiluomo?
Non partecipando all'assise, non potrò compiere il gesto che mi renderebbe l'eroe risorgimentale dei miei sogni riposti: alzarmi tra il pubblico e declamare: "Signor Presidente, a pochi metri da qui, in stato di semiabbandono, muore una cattedrale laica: il monolitico eppur leggiadro Palazzo del Lavoro, orgoglio dell'architettura italiana moderna, simbolo del centenario dell'unità d'Italia, prossima vergogna del 150esimo. Mentre noi qui discettiamo su sacri ed astratti principi, il luogo dove la storia di questo centro di formazione ha avuto inizio - più di cinquant'anni fa, coi primi corsi per tornitori e fresatori che, rifiniti, tornavano nei loro Paesi, oggi come allora sulla long and winding road dello sviluppo - va a pezzi nella patria indifferenza".
Naturalmente, tutto questo discorso alloggia molto meglio qui nella finzione, tra amici, poiché nella realtà, dopo una dozzina di parole, sarei stato sicuramente gettato a terra da tipi vestiti di scuro usi a parlar col proprio bavero; avrei perso il lavoro ed a voi sarebbero toccati venti post al giorno - tutti tristi - fino a quando m'avessero tagliato i fili del telefono. Però il problema esiste, come potete vedere dalle foto.
Rubricaprina spam: il pastone e la carota
Prima puntata
Affascinato da lunga tratta (vedi qui e poi là) dai mittenti automatici generati dagli spammer, il nostromo s'è piccato di cavarvi un ordine dal caos.
Coi fichi secchi di due termini accoppiati a muzzo - intercalati da una talvolta appropriata lettera middlename - qui si tenta un carotaggio semantico che riconduca al logos lemmi sparsi da applicativi senz'anima, per celebrare le nozze d'un senso ritrovato tra Queneau e Bergonzoni, Eco e Peres, Tzara e Bartezzaghi, Dada e Umpa.
Fiero della mia fregola titolatoria, ho tuttavia combattuto la tentazione di categorizzare a priori gli ambiti che son venuti a crearsi. Insomma, neppure i nomi di lavorazione vi darò: per meglio divertirci, attendo nei commenti la vostra definizione d'ogni singola puntata. Allora, andiamo: di cosa si legge oggi?
Provosts V. Christopher
Pleasantly E. Sacrosant
Reverence H. Pended
Churchgoer L. Obstetric
Benedictions P. Chung
Disclosure A. Resurrecting
Jonquils H. Incarnating
Goddamned Q. Monograph
Espousal A. Crematories
Subsidence Q. Saves
Paradises L. Jesters
Rebroadcaster C. Sodom
Aspen D. Luxuriates
Snobby H. Repossessed
Magnetization F. Dogmatist
Believer R. Overachiever
Flipper H. Televangelist
Dissonance H. Mormonism
Sikh C. Benzedrine
Vishnu O. Rust
Moslem C. Circumnavigating
Corporation I. Fundamentalism
Booming L. Christs
vuolsi così colà dove si scuote
finché si puote
e più non dimandare
grazie a Giordano per il primo link
questa bagatella l'ho scritta un dieci giorni fa, certo che purtroppo sarebbe divenuta presto attuale; speravo non così presto

Immagine agghiacciante, vero? Vi debbo dunque delle spiegazioni. Tra i soli sei giochi che ho sul computer da sempre - tutti per bambini - ce n'è uno dove ci si diverte ad applicare attributi animati in gif a tre frutti intercambiabili: una mela, una pera ed un'arancia. Gli attributi sono, come potete vedere sulla destra: occhi, nasi, orecchie, bocche, sopracciglia, braccia. È un giochino divertente, ma il figlio cresce ed è il momento di qualcosa di più educativo. A fagiolo - grazie a Giordano - ho scoperto questo dressup dedicato al reborn moron Mel Gibson.
L'amico Giordano, a ragione, mi mette in guardia sulla necessità di spiegare all'innocente i vari sottotesti legati agli ammennicoli. Come a dire che il gioco va bene solo per adulti cinici. Ad esempio - nei commenti che ci siamo scambiati - mi porta il cappuccio del Ku Klux Klan, ma già basterebbe quella sorta di cappuccio rovesciato che è la tiara, a sua volta simbolo, seppure in un oscuro passato, di spicce prassi per ripulire la società. Insomma, dovrei forse tenere il pupo a distanza di protezione dall'idiozia e dalla cattiveria umana? Non ne sono convinto.
L'Occidente Avariato ha un rapporto ormai completamente schizofrenico con l'infanzia, che tenta invano di proteggere dal vuoto che ha creato e diffuso. La salvaguardia dei discendenti è un fatto naturale, ma se una specie ha il dubbio di essere avviata all'autodistruzione questo istinto, privato della sostanza, non può che produrre aberrazione. Ed ecco che il linguaggio educativo s'avvita nel tentativo di rendere imperscrutabile ciò che sarebbe semplice; ecco che potenti e cafoni s'investono del diritto di prendersi creature come merce al supermercato.
In Giappone, poi, la merce in questione può già essere etichettata a radiofrequenza. Di tutto si fa per dare ai nostri eredi una sicurezza che è solo sicumera, rendere liscio un percorso che non può esserlo. Infatti poi, magari, offriamo al pargolo viziato ed insicuro la minimoto perlopiù farlocca - che si dovrebbe guidare solo nei circuiti, ma in compenso si può comprare ovunque - così che possa far la fine di Icaro, cadendo dall'apice d'un benessere fittizio e vuoto.
Io ci metto la foto - Piazza Armerina, maggio 2006 - ed il link al sito di Carlo Ruta: www.leinchieste.com
Il resto, lo copincollo. Consigliato un anticacido, lettori avvisati.
In risposta all'assurda condanna carceraria comminata allo storico Carlo Ruta, reo di aver firmato una intervista sul sito "Accadeinsicilia", oscurato d'autorità nel dicembre 2004, sono pervenute testimonianze di solidarietà da tanti cittadini e prese di posizione da importanti sedi associative della società civile. A tutti rivolgiamo un sentito grazie, augurandoci che a tali attestazioni di sostegno se ne aggiungano numerose altre.
Si ha motivo di credere che questa condanna carceraria, desiderata dai poteri forti dell'est siciliano, area in cui maggiormente si è condensata l'inchiesta sociale di Carlo Ruta, potrebbe incentivarne altre a breve, dal momento che è andato attuandosi nell'ultimo periodo un vero e proprio assedio giudiziario. Infatti, dietro denunce del procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera e dell'avvocato Carmelo Di Paola, esponente di primissimo piano della BAPR, che in questo momento costituisce la maggiore banca a struttura siciliana, di qui al gennaio prossimo si svolgeranno altri sei processi che vedranno Carlo nelle vesti di imputato.
Un amico sannyasi - intendo: un occidentale come me e voi che almeno ci prova - mi ha mandato ieri sera questo sms: "Domani 17 ottobre dalle 10 con picco alle 17,10 fino alle 2 del 18 ottobre c'è un innesco cosmico di luce. Invia pensieri positivi e verranno amplificati 1 milione di volte manifestando unità e guarigione. Fai girare questo sms".
Ora, io sono senz'altro un cinico senzaddio, l'innesco cosmico mi fa pensare all'Alieno Misterioso, la moltiplica per un milione mi ricorda una famosa promessa scaduta ed alle 17,10 starò probabilmente schiumando dallo stress, rivolgendo ogni mio pensiero alla pausa caffà-sigaretta delle 18 circa. Ciò nonostante.
Ciò nonostante ho imparato da tempo che ogni nostra scelta ed azione obbedisce ad un equilibrio imprescrutabile, e non c'è stato scazzo o malattia nella mia vita adulta di cui non abbia saputo, con onestà, ritrovare la fonte in miei errori precedenti. Quindi, a scanso di un milione di sfighe, qui faccio proselitismo pronto a sfidare l'ironia dei manigoldi che mi leggono. Pensate positivo, almeno per un giorno: che vi costa, caproni!
L'immagine è scaricata dal sito della Nasa: "Stellar Nursery" - Elephant's Trunk Nebula - NASA's Spitzer Space Telescope captured a glowing stellar nursery within a dark globule that reveals the birth of new protostars, or embryonic stars, and young stars never before seen.
Rubricaprina refusi: le rore è inaguato
Quinta puntata - speciale Polymath
Da molti anni il nostromo raccoglie refusi, errori e strafalcioni dai comunicati stampa che riceve. Il repertorio è vasto e viene finalmente messo a disposizione pubblica, suddiviso in sezioni tematiche (...) STOP.
Chiedo scusa per l'interruzione nella concione introduttiva, ma questa puntata della rubricaprina refusi non attingerà alla raccolta di cui sopra, quindi niente divisione tematica: il tema è unico, il soggetto insospettabile ed austero. Da due anni e mezzo ricevo via posta elettronica la newsletter di Polymath, un periodico di divulgazione su all that mathematics - giochi, persone ed applicazioni pratiche incluse - curato dal Politecnico di Torino. È un modo per recuperare un po' dell'insondabile ignoranza scientifica che trascino dai tempi della scuola, a causa dello snobismo umanistico in bagno di crocianesimo insufflato dai docenti ai discenti, origine di tante patrie perdizioni.
Comunque. Giorni fa, riponendo l'ultima mail nell'apposita cartella, mi sono fermato ad osservare le varianti nell'intestazione della newsletter. Mentre consideravo l'ironia dell'incostanza da parte di un'istituzione scientifica, mi sono sopreso a chiedermi se, nel fatto di non scrivere mai la stessa intestazione (magari con la semplice sostituzione d'un segno d'interpunzione, d'una minuscola per maiuscola) non s'annidasse una sfida allo spirito d'osservazione del lettore. Mi viene difficile credere che il mittente d'un periodico di divulgazione scientifica non riesca a concepire ciò che qualunque segretaria farebbe: copiare il titolo del messaggio precedente e cambiarvi soltanto mese ed anno. Ci dev'essere sotto un teorema, magari del caos.

Lo stop di Splinder per... cambio delle lampadine - previsto tra e per poche ore - è una di quelle cose che mi fanno tornare il pensiero ricorrente "e se non ci fosse più corrente?". Elettrica intendo; non capita fors'anche a voi di pensarci, digital sisters & bros?
Non dico un'agonia lenta da ecosistema sbomballato, no: una cosa più semplice. L'elettricità idustriale svanisce d'un tratto, come in un racconto di Buzzati. Bon. L'urbanesimo rallenta come un pavimento che asciuga a chiazze. Cazzi di chi non aveva fatto benzina il giorno prima. E niente più prossimità digitale, argh.
Per cautelarsi, la capra è andata a brucare in altri siti, per lasciare bërle d'idiozia ai visitatori dallo spazio, che riavvieranno i server in quest'immanente Vangelo secondo Kubrick. Mi sono iscritto all'università di Chaltroonia: è uscito il mio primo pezzo su Froottle News.
A proposito di potere blogico, guardate un po' chi è venuto a trovarci in questo vecchio post.

Ovvero: come scoprii che la II Guerra Mondiale durò due anni di meno, grazie ad un gruppo di "ufficiali dei servizi segreti, matematici, scienziati, esperti di parole crociate, giocatori internazionali di scacchi, attrici e perfino astrologi". Tra costoro, un genio a nome Alan Turing - il papà del computer. Ovvero, un enigma dentro la storia d'un enigma.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
One More Blog
Placida Signora
terza di copertina
Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
Acidosignore
base camp
Boing Boing
Bombay
Escualotis
Fantastici Quattro
giovani tromboni
HatingLine
Hotel Messico
la cuccia
la finestra sul porcile
LorenzoC
Masayume
no news good news
Séverine
Shangri-la
sociopatica
sottorete
Special Guest
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