lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte
Lunedì ricorreva il terzo anniversario dall’apertura di questo blog, inizio della mia cittadinanza attiva in rete, ed avevo così tanto da fare nella città dei corpi - cercati od inevitabili - e così tanti appunti da scrivere e segnali da seguire in questa città delle relazioni pure - ma non meno intense - che ho scelto di non rispettare la scadenza a tutti i costi, con due righe veloci purchessia.
foto del terzo compleanno (e milionesimo utente) di del.icio.us, presa dal Flickr set di Laughing Squid
Questo blog esiste dunque da tre anni, sebbene uno sia trascorso in quiescenza per logoramento; tre anni che furono preceduti da un anno di newsletter aperiodiche a povere cavie e da cinque d’uso professionale della rete (ricerca, siti istituzionali e scarico selvaggio d’immagini per un periodico indigente, nell’ignoranza del fenomeno espressivo e relazionale dei blog).
Fu proprio una delle cavie - l’amico Beppe a.k.a. BobRock - che, per liberarsi dalla molestia dei miei notiziari proto-tlogici costituiti da link commentati, il 28 gennaio 2005 decise di “aprirmi” un blog e lo aggiornò con me per qualche tempo, prima di defilarsi e lasciarmi solo - restando mio lettore - in questo mondo dove ho subito abitato in modo congeniale, formativo, arricchente.

Sedici anni fa come oggi, il 10 gennaio 1992, una nave cargo, partita da Hong Kong e diretta a Washington, ebbe un cedimento nella stiva e disseminò per l’oceano il contenuto d’un container: 28.800 papere giocattolo (ma anche rane, castori e tartarughe) di plastica.
Da allora, i baldi pupazzi hanno navigato correnti, finendo in Alaska e Siberia per ritornare verso il Giappone. Hanno contrastato correnti, per infilare lo stretto di Bering, affrontare il circolo polare artico, raggiungere l’Atlantico, presentarsi sulle coste del Maine e del Massachusetts e puntare intrepidi verso la Gran Bretagna, raggiunta dai primi esemplari, invero un po’ marroni e sgarrupati, nel luglio scorso.
Negli States sono conosciuti come Friendly Floatees. L’oceanografo Curtis Ebbesmeyer sta dedicando loro (ed al più vasto problema dei rifiuti da trasporto oceanico) una vita professionale (ed il sito Beachcombers’ Alert! dove spiega le correnti che il colorato branco ha dovuto affrontare e le mutate condizioni di ritrovamento degli esemplari spiaggiati nel tempo).
Altre notizie le trovate dagli amanti delle papere di gomma: in una sezione del loro sito RubaDuck.com si racconta ad esempio la storia di mamma papera (vedi immagine sopra) ovvero il pupazzone preparato da un’artista olandese per rendere più romantico lo sbarco dei giocattoli vaganti sulle coste albioniche.
Come bonus tracks, segnalo il blog italiano mondopapera (trovato nella sezione link di RubaDuck) e l’inspiegabile assenza, in tutto questo celebrare rubber ducks, dell’anatra di gomma per antonomasia: Kris Kristofferson in Convoy, capolavoro dell’immenso Sam Peckimpah (ecco un paio di fan-site su questo mio film culto: uno bilingue tedesco-inglese, l’altro yankee con predilezione per il camion protagonista).
Come dite? non conoscete il film? Allora, cosa fate ancora qui? andate subito a… fare in mulo :-)
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
One More Blog
Placida Signora
terza di copertina
Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
Acidosignore
base camp
Boing Boing
Bombay
Escualotis
Fantastici Quattro
giovani tromboni
HatingLine
Hotel Messico
la cuccia
la finestra sul porcile
LorenzoC
Masayume
no news good news
Séverine
Shangri-la
sociopatica
sottorete
Special Guest
Supergiovane
WildSide
x§°nalità c°nfu§a
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The Morning News
CIA World Factbook
Pare che in Portogallo
vestirsi di lana caprina
sia molto chic:
lana-caprina.blogspot.com
lanacaprina.blog.com
I canali collegano i mari
interni al grande oceano.
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