lana caprina

"abbiamo bisogno di una barca più grande"

Sestante

Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.

Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
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piemontese caprino

Registro navale

Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.

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venerdì, 02 giugno 2006
not-so-central park

Salvo complicazioni, per un po' abbiamo finito di votare. Il risultato è parzialmente buono. Suscita metafore classiche - sulle cancrene che prendono le estremità e sui pesci che puzzano dalla testa - considerando gli speculari masochismi milanese e siculo. Ma, se resto a casa, posso dirmi contento. Per Torino, infatti, avevo previsto percentuali bulgare e non sono stato smentito. Al di là dell'implausibilità dello sfidante e della riuscita olimpica, ci sono molte buone realizzazioni della nostra giunta che hanno certamente influenzato il voto pro Chiamparino. Ve ne racconto una. Sei anni fa, freschi genitori, ci trasferimmo in zona Lingotto, confine Mirafiori Sud. Una sorta di semicentro accostato ad una periferia tra lo squallido ed il fu agricolo.



Chi è pratico di Torino avrà riconosciuto, sullo sfondo della foto, la via maestra d'una zona dormitorio d'oscura fama: via Artom. Si tratta di quei palazzi da socialismo reale, abitati da immigrati d'ogni era e truculenti personaggi proprietari di BMW scure e massicci rottweiler. Non esattamente un elettorato progressista, se mai lo fu in tempi più ideologizzati. Eppure, dietro quelle finestre, la percentuale di preferenze per Chiamparino è stata maggiore della media cittadina. Perché, tra i vari abbelllimenti olimpici, qui da noi ne è stato fatto uno durevole e dilettevole, utile alla famigliola etnica ed al passeggiatore di cani. Un parco. Quello della foto, intitolato a Gustavo Colonnetti, fondatore dell'istituto di metrologia nel confinante CNR.

Un nuovo parco, nella città già più verde d'Italia. Metà dell'area essendo preesistente, l'altra metà infine recuperata da parcheggi in disuso d'un vecchio aeroporto, l'intero parco di 350.000 mq è stato trasformato in un'area naturalistica. Si tratta in effetti d'una tipologia insieme moderna ed antica di verde pubbico. Tramontato il giardino fine ottocentesco (esempio sommo ne è il Valentino) in cui l'antropizzazione della natura era rivolta alla ricerca del sublime estetico (mezza Toscana è figlia di questa ideologia); trascorso anche il giardino metropolitano postbellico puramente ricreativo, in cui pesante era l'intervento infrastrutturale, siamo oggi di fronte ad un nuovo genere di parco, diremmo, filologico.

image hosted by ImageVenue.comI vialetti sono stati ben tracciati, ma si può camminare ovunque, creando percorsi alternativi. La vegetazione è prevalentemente autoctona: vengono controllate le specie infestanti - eredità degli esperimenti del vicino centro di sperimentazione agricola - ma è benvenuto il rovo dove non ingombra il passo. È stata recuperata parte dell'antica bealera: un semplice commovente fosso senza protezioni (piacerebbe a Ligabue). Sono stati creati due laghetti non fighetti, comunque degni d'uno scorcio impressionista: le sponde in lastre di pietra attendono la crescita naturale di ninfee, canne e simili. Tre percorsi a pannelli (storico, ginnico e naturalistico) rappresentano tutta l'interfaccia culturale. Il resto è un semplice pezzo di Padagna...

Alle scolaresche è dedicato il percorso naturalistico, che inizia con una platea di pietroni per sedere le classi vicino alla mappa del parco ed a una cattedra, anch'essa in pietra. I pannelli narrano la scandalosa semplicità della vita periurbana di passeri, merli, germani; ciliegi, pruni, siepi; rane e lucertole. Viene spiegato come un tal ciliegio yankee debba venir periodicamente passato al napalm per levargli le mire espansioniste; la famigliola di buon cuore viene invitata a riportarsi a casa pesci rossi e tartarughe venute a noia, a non pensar neanche lontamente d'infestarci gli specchi d'acqua di questo pezzo salvaguardato di Padagna.

image hosted by ImageVenue.comNella parte vecchia del parco, presso via Artom, levàti sparsi scivoli ed altalene, lasciate in un pratone due opportune porte da calcio, è nato il giocabimbi troppo più mitico che io abbia mai visto (e sperimentato: i giochi paiono costruiti dai Flinstones per resistere ai parenti di Dino ed anche l'adultescente si lancia). Sono ancora in corso lavori per un'altra area giochi e per la creazione della contigua sede permanente d'Experimenta: il futuro Science Center. I palazzi più indecenti di via Artom sono stati demoliti. Il vicino mausoleo della Bela Rosin è stato restaurato. L'area ospita da tempo un sontuoso centro sportivo ed un maneggio, ora cuciti alla città da un'oasi verde. Infine, un brandello di periferia dove è bello passeggiare e dove capisci come possono venire spesi i soldi delle tue tasse. Ecco come nasce una vittoria elettorale col 66%. Abbondante.

varato da: nikink alle 14:14 :: link :: commenti ::
roba pesa, roba chic


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Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo

e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.

La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

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vestirsi di lana caprina
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