lana caprina

"abbiamo bisogno di una barca più grande"

Sestante

Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.

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Rubricaprina
piemontese caprino

Registro navale

Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.

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domenica, 17 settembre 2006
tiré ël pét glorios

Rubricaprina piemontese
Quarta (ed ultima) puntata


image hosted by ImageVenue.comSiamo quindi giunti alla fine, ma che sarà mai? Il vero piemontese - l'avete ormai capito - non piange, non si lamenta; se sanguina, cerca di farlo verso l'interno. Catlin-a - Caterina, detta anche costesëcche - costole secche, sporgenti - la morte, insomma - con un po' di sarcasmo se ne sta al suo posto: tra le cose d'ordinaria amministrazione, semplicemente l'ultima. Tanto, quand ondes òre a sòn sònà - quando l'orologio ha battuto le undici, che vuoi farci più?

Staremo mica a fare i lamentosi: vénta dësgiochésse - bisogna farsi furbi (togliersi il giogo), dësgropésse - fare i disinvolti (snodarsi), gavésse la nata - nuovamente: farsi furbi (togliersi il tappo; espressione di chiara origine enologica che sta anche ad indicare il togliersi una soddisfazione). Altrimenti, capita d'acòrsëssne peui 'nt 'l pissé - pagarne lo scotto (accorgersene in seguito durante la minzione). Bisogna anche tener conto che il panél - fortuna (deretano) ci mette la sua parte; a noi resta giusto da decidere con che stile affrontare il gran passo, come tiré ël pét glorios (dove pét sta per scoreggia).

A dire il vero, è assai improbabile che la fine della vita terrena non faccia alcuna impressione, nell'intimo d'individui pur scolpiti nel bosch - legno. Il lessico lo dimostra, ironizzando sul destino di chi va al borgh d'jë stendú - cimitero (villaggio dei distesi), col paltò ëd bosch - cappotto di legno (o senssa mànie - senza maniche). Ivi giunti, non ci resta più, infatti, che fé tèra da cop - fare terra per tegole; ancora meglio angrassé ij còi - ingrassare i cavoli, così poi si può trascorrere l'eternità a mangé la salàda da la part dij tross - mangiare l'insalata dalla parte delle radici.

NOTA FONETICA
cc -> c palatale (es. cibo, cera).
ch -> c gutturale (casa, conte).
é -> e chiusa (vela, nero).
è -> e aperta - moltissimo :-D (terna, vello).
ë -> e semimuta alla francese.
eú -> come eu francese.
gg -> g palatale (gelo, gita).
gh -> g gutturale (gara, gota).
j -> i distinta non semivocalica (mai, sei).
n- -> n faucale - il suono impossibile per un non piemontese, vagamente simile alla n velare (fango, vanga) però sordo, marcato e trascinato: immaginate di pronunciarlo come le... can-zoni di una volta :-).
ò -> o aperta (mole, toga).
o (secondo altri ô) -> o molto chiusa, quasi u.
s-c -> s sorda + ce / ci a produrre due suoni distinti (pronuncia alternativa - ad es. - di scentrato).
ss -> s sorda.
u -> ü (più u alla francese che ü alla tedesca).
v -> u se in fin di frase (con elisione dell'eventuale o finale: es. giovo - giovane - quasi giùu).
zs -> s sonora.

NOTA EDITORIALE Diversamente dalle altre rubricaprine - raccolte di scritti per buona parte già esistenti - questa è nata dal desiderio di scrivere qualcosa - piccoli saggi - su lingua e cultura in cui sono cresciuto. Non si è composta quindi d'un cappello fisso seguito da testi generalmente raccolti sotto titoli interni, ma ha proposto una serie di temi con rimandi via link alle precedenti puntate, come per le rubriche dell'anno passato (che trovate nella stiva).

Trattati il sarcasmo come autodifesa nei rapporti umani, la difficoltà ad abbandonarsi ai sentimenti e l'ipetrofico senso del dovere, questa è la puntata finale: il piemontese di fronte a vita e morte. Certo avrei potuto dilungarmi ma, vuoi che si tratta di scrittura impegnativa, vuoi che non a tutti voi lettori può fregare di queste mie piccole manie antropologiche, penso che questo corpus ridotto possa bastare. A sostituire questo viaggio in una lingua ardua ma suggestiva, penserà un'altra rutilante trovata del vostro giocoliere di parole preferito: la rubricaprina spam, la cui prima sortita è prevista - salvo imperscrutabili salti ed assenze - tra cinque domeniche, compiuto il giro delle altre... lessicacate. Nel frattempo, come promesso, inserisco questa puntata nel portolano, dov'è facile da recuperare, e nella stiva, subito sotto le rubriche 2005.

prima puntata; seconda puntata; terza puntata

varato da: nikink alle 15:27 :: link :: commenti (2) ::
portolano, rubricaprina


Commenti
#1    18 Settembre 2006 - 17:06
 
Adesso mi commuovo...Che bello trovare la mia lingua patria!
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente PlacidaSignora

#2    18 Settembre 2006 - 23:35
 
mi commuovo anch'io, Signora, sapendo d'aver suscitato la Sua patria nostalgia

ovvero

fa nèn parej ca 'm pias :-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente nikink

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Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo

e rimorchia in porto
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- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.

La capra di mare
fu avvistata anche
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