lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà , sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte

Con la scusa di riassumere, in un unico post, i più di trenta link che compongono il mosaico di foto e testi con cui ho narrato, sul mio tumblelog nikink, le vacanze della tumblr-family a Roma e dintorni, torno su questo legno cui tocca, poveretto, una sciacquata al ponte una volta al mese, quando dice bene.
D’altronde, se la narrazione per frammenti è consunstanziale al tumblelogging, un repertorio, un riepilogo, stanno meglio sul vecchio e solido blog, cui posso affidare il segno dei passi salienti d’un periodo, quasi un modo d’imballare un ricordo e stiparlo nella soffitta della casa di famiglia. Andiamo dunque:
ROMA
Presentazione (testo) (29 marzo 2008)
Ciclo finestre (5 photopost) (30 marzo)
Windows 3.1
Windows 98
Windows XP
Windows Vista
Linux
Ciclo memento mori (4 photopost) (31 marzo)
S. Maria di Piazza del Popolo # 1
S. Maria di Piazza del Popolo # 2
Foro Romano # 1
Foro Romano # 2
Cosa manca al pizzardone? (photopost) (1 aprile)
Telefoni vaticani (photopost) (1 aprile)
Trastevere tags # 1 (photopost) (1 aprile)
Trastevere tags # 2 (photopost) (1 aprile)
Cockatails bar (photopost) (2 aprile)
Quadro di Francis Bacon in Vaticano (photopost con lunga dissertazione) (3 aprile)
Tre cose da fare a Roma (testo) (6 aprile)
Aio Oio e Scarponcino (photopost) (6 aprile)
LAZIO
Ariccia (photopost) (7 aprile)
Monteporzio (photopost) (8 aprile)
Nemi (photopost) (11 aprile)
Indicazioni stradali (testo) (17 aprile)
Stimigliano (photopost) (17 aprile)
Vescovìo (photopost) (18 aprile)
Fara in Sabina (photopost) (18 aprile)
Lapide a Stimigliano # 1 (photopost) (21 aprile)
Lapide a Stimigliano # 2 (photopost) (21 aprile)
Oltre a questi ventisette post di mia composizione, durante il racconto ho ribloggato alcune immagini di cartelloni di propaganda politica fotografati in origine dalla tlogger romana Crumbles. Eccoli:
Panatta, 4 aprile
Rutelli, 7 aprile
Storace, 7 aprile
‘ndo stavate?, 7 aprile
Infine, se ne avete piacere, altre foto della vacanza le trovate sull’account Flickr di mia moglie Mirella.

Sedici anni fa come oggi, il 10 gennaio 1992, una nave cargo, partita da Hong Kong e diretta a Washington, ebbe un cedimento nella stiva e disseminò per l’oceano il contenuto d’un container: 28.800 papere giocattolo (ma anche rane, castori e tartarughe) di plastica.
Da allora, i baldi pupazzi hanno navigato correnti, finendo in Alaska e Siberia per ritornare verso il Giappone. Hanno contrastato correnti, per infilare lo stretto di Bering, affrontare il circolo polare artico, raggiungere l’Atlantico, presentarsi sulle coste del Maine e del Massachusetts e puntare intrepidi verso la Gran Bretagna, raggiunta dai primi esemplari, invero un po’ marroni e sgarrupati, nel luglio scorso.
Negli States sono conosciuti come Friendly Floatees. L’oceanografo Curtis Ebbesmeyer sta dedicando loro (ed al più vasto problema dei rifiuti da trasporto oceanico) una vita professionale (ed il sito Beachcombers’ Alert! dove spiega le correnti che il colorato branco ha dovuto affrontare e le mutate condizioni di ritrovamento degli esemplari spiaggiati nel tempo).
Altre notizie le trovate dagli amanti delle papere di gomma: in una sezione del loro sito RubaDuck.com si racconta ad esempio la storia di mamma papera (vedi immagine sopra) ovvero il pupazzone preparato da un’artista olandese per rendere più romantico lo sbarco dei giocattoli vaganti sulle coste albioniche.
Come bonus tracks, segnalo il blog italiano mondopapera (trovato nella sezione link di RubaDuck) e l’inspiegabile assenza, in tutto questo celebrare rubber ducks, dell’anatra di gomma per antonomasia: Kris Kristofferson in Convoy, capolavoro dell’immenso Sam Peckimpah (ecco un paio di fan-site su questo mio film culto: uno bilingue tedesco-inglese, l’altro yankee con predilezione per il camion protagonista).
Come dite? non conoscete il film? Allora, cosa fate ancora qui? andate subito a… fare in mulo :-)
Sull’ultimo numero di Topolino (che, a vederne la copertina al rovescio, viene il timore di dover ancora patire il bilancio di Raf) la lead story è dedicata a Videoduck / Mtv ad ai suoi vj (Andy Apezzi, Viktoria Duckabell…) paperizzati dall’ottima Ziche.
Tra artisti disneyamente ribattezzati (Mike Giorgiol, Sloop Frog, Maraja Curry) sbarca nel terzo millennio Paperetta Yé Yé che, sempre troppo avanti, è sulla location per un servizio (?) di vlogging.
Il paperume, giustamente, s’interroga su quale potere le permetta di far entrare parenti in area riservata e qui prende il dubbio se su Topolino sono talmente avanti da considerare ovvio l’accredito stampa d’un blogger oppure se sono così approssimativi da rovinare la percezione di cosa sia un blog nelle giovanissime generazioni.

Il dubbio rimane fino alla fine: cosa sarà l’evento clamoroso che la Strambelli del patrio fumetto andrà a postare: l’inizio d’un anno enne? o la panciata presa da Piggy Bop all’ennesimo stage diving?
Giorni fa, all'inizio del... cammino di dolori, ho letto un vecchio libro, recentemente riedito, su Gigi Meroni, pedatore tra i miei lari (consiglio però anche agli agnostici la lettura de "La farfalla granata" di Nando Dalla Chiesa, lbro ottimamente scritto). Da allora ho cominciato a rimuginare su alcuni punti emblematici di quella storia vecchia ma per molti - non necessariamente tifosi professionisti, quale io infatti non sono - ancora viva.
Di tutta la parabola sportiva ed umana di Meroni, due sono le coincidenze (per dar loro un nome laico, ché si potrebbero dire "segni del destino", manifestazioni del karma e via spargendo incensi) che mi hanno sempre colpito: una in negativo, l'altra in positivo, entrambe legate alla sua morte. Quella negativa è la circostanza - tristemente nota a tutta la teppa granata - che il guidatore che investì Meroni, tal Attilio Romero detto Tilli, divenne anni dopo presidente della squadra, contribuendo ad uccidere anch'essa: sommo mistero doloroso della ciclica sfiga torinista.
Il fatto positivo (e che più profuma d'incenso) fu la tripla marcatura preconizzata dal morituro e poi puntualmente realizzata da Nestor Combin, un calciatore bravo ma non eccelso ed inoltre febbricitante, nel derby della domenica successiva. L'ultima rete della goleada - un 4-0 mai più ripetuto contro i pigiami - fu realizzata da Alberto Carelli, che indossava la maglia numero 7 di Meroni (leggete il ricordo di quel derby scritto da un ossimoro vivente: il gobbo gentiluomo Darwin Pastorini).
Combin, dicevamo, era stato stuzzicato da Meroni, poco prima dell'incidente, a ripetere la tripletta appena rifilata alla Sampdoria nel derby previsto la domenica successiva: quante possibilità ci sono che un attaccante, per quanto bravo, possa segnare due triplette consecutive in campionato? quante, se l'attaccante in questione ha 39 di febbre? Eppure, contro ogni logica, Combin segnò quella tripletta e, in seguito, visse coltivando il ricordo dell'amico che gli aveva indicato la via del prodigio.
Ora lascio la parola al buon Nestor: un ricordo pubblicato da La Stampa in occasione del quarantennale dalla morte di Gigi, lo scorso 15 ottobre. Degna chiosa d'un post che gronda sentimento e romanticismo e flirta con l'occulto per dire, semplicemente, che a volte il mistero - mai snobbando gli spalti popolari - si riveste d'una sintassi così precisa da nutrire il rispetto per il dubbio in una vita intera. Perché essere senza dio andrà bene, se non sei tipo da nomenclature, ma essere un figlio di puttana al soldo del puro raziocinio, grazie: mai.
Un po' per l'attrattiva del rilassante lusso che promette, un po' come esperimento sociologico, mi piacerebbe - avendo molti soldi - trascorrere una settimana in questo vero-finto-vero villaggio carinziano, perché vorrei toccare con mano quello che pare essere una nuova forma di turismo e, insieme, autosuggestione delle frange sensibili della classe altoborghese.
Fatevi un giro nei meandri del sito e vedrete come nulla sia lasciato al caso: il villaggio è completamente "autentico" per tecniche e materiali (ha vinto un frego di premi per il "recupero dell'eredità culturale" ed altre simili fregnacce) almeno quanto il suo scopo è completamente farlocco. Una finzione verniciata d'autenticità mediante il recupero di prassi e logiche d'altri tempi cui s'abbinano - come si dice - tutti i moderni comfort.
Sono affascinato da queste operazioni almeno da quando, pedalando la scorsa estate nell'entroterra d'Albenga, non incocciai nell'omologo marittimo del villaggio austriaco, ovvero il borgo medievale telematico "Colletta": un gioiello di recupero urbanistico, al servizio del recupero umanistico di possessori di berline tedesche (abilmente celate in uno scasso della montagna) in prevalenza nordeuropei.
Il fascino che subisco, ammirando queste cattedrali del benessere edonistico ammantato di consapevolezza sociale, nasce dalle evidenti contraddizioni risolte in un acuto business plan di cui potrei sentirmi target. Questi luoghi della rinascita spirituale si rivolgono infatti a persone che dovrebbero avere: molto buon gusto; molta sensibilità ai temi ambientali; molto danaro (quest'ultimo è il mio vero grado di separazione: donde il tormento intellettuale figlio dell'invidia).
Credo però difficile che si possa autenticamente far convivere questa triade, perché una vera sensibilità ai temi dell'ambiente e del recupero difficilmente si concilia alla ricchezza, se questa non sia ereditata (a meno, forse, di lavorare nell'ecologia. O nell'ecomafia). Immagino più plausibile una mera funzione di balsamo edonistico per le contraddizioni di chi - buone letture, animo nobile, talento autoassolutorio - ricaverà valore aggiunto dalla coniugazione del proprio benessere con un'apparenza di sostenibilità sociale.
Non la tirerò per le lunghe, per quanto vorrei avvitarmi ancora in questa formidabile contraddizione, e vengo al punto: come si possono chiamare questi luoghI? Sono artefatti come i non-luoghi, ma esclusivi e non popolari, ovvero standardizzati sì, ma su aspettative alte; sono autentici in senso filologico, ma non più dedicati allo scopo originario cui erano destinati pietre, legni, coibentazioni in lana, tetti in scandole di pino e via strologando.
Insomma sono luoghi veri ma finti, finti ma veri e, sinceramente, essendo escluso dal balletto, non so se mi facciano più simpatia gli aristocratici che raggiungono la baita con l'ecologica Toyota Prius od i veri truzzi che, non usi all'ipocrisia, si dirigono al Billionaire in inquinantissimo suv. Ad ogni buon conto, serve un nome: qualcuno telefoni a Marc Augé.

C'è ancora molto da imparare dalle nordiche lande della socialdemocrazia: come rendere più responsabili i cittadini eminenti, come coniugare giustizia e pedagogia sociale con il tornaconto per le casse pubbliche.
Bravi, continuate a dare l'esempio, magari senza però ridurvi a passare il tempo libero così (dalla stessa pagina :-))) ed io che pensavo che i finlandesi fossero strani per la corsa con la moglie ed il campionato di lancio del cellulare).
Parliamo di cose che succedono a Torino, ma questo post non è l'articolessa minacciata tre settimane fa, che resta alla fonda, tra fasciami da ribattere e carpenteria da accoppiare. Siccome i tempi da Sagrada Familia del cantiere mi stavano fottendo ciò che ormai è attualità , scorporo una parte degli argomenti per un frizzante postaccione a tema architettonico-civile. Parliamo intanto d'un evento che, fino a giovedì 26, coinvolge Torino nelle celebrazioni per la giornata delle Nazioni Unite - oggi 24 ottobre - il cui tema quest'anno è "alleanza globale contro il lavoro forzato".
Non mi dilungo sugli eventi collaterali - "la notte di RadioUno" che trasmette interviste ad ex corsisti Ilo, gl'immancabili dibbbbattito e concerto, la Mole Antonelliana tinta di blu iuèn (leggasi in fondo al link precedente) - ed altre iniziative commendevoli - lo svelamento d'una targa all'aeroporto che rammenti infine all'universo mondo che Torino è la quinta città Onu del pianeta (lo si diventa ospitando la sede primaria di un'agenzia, nel nostro caso lo UNSSC) dopo Ginevra, NY, Vienna e Roma (Fao). Il brodo s'allunga e poi, se dico cazzate, rischio il lavoro :-). Vi parlerò invece di me e di come sono coinvolto nella giornata di giovedì, quando il presidente della Repubblica Napolitano verrà a visitare il campus dove lavoro e terrà una concione alle 10,30.
Lo scorso luglio prenotai una visita ortopedica. Sapete i tempi della sanità ; indovinate il giorno in cui fu fissata? esatto. E l'ora? sbagliato: alle 10. Forse farò persino in tempo, rientrando, a passare la fogna dei pulotti - pardon, si chiama cerimoniale - già pronti a levar le tende. Il mio capo m'ha detto: ma come? disdici, posticipa. Intanto non ho nessuna voglia d'aspettare altri quattro mesi per una normale visita di controllo; poi, il numero di prenotazione è 666. Voi sfidereste il vostro karma, mettendovi contro la Bestia per onorare un uomo, per quanto presidente e gentiluomo?
Non partecipando all'assise, non potrò compiere il gesto che mi renderebbe l'eroe risorgimentale dei miei sogni riposti: alzarmi tra il pubblico e declamare: "Signor Presidente, a pochi metri da qui, in stato di semiabbandono, muore una cattedrale laica: il monolitico eppur leggiadro Palazzo del Lavoro, orgoglio dell'architettura italiana moderna, simbolo del centenario dell'unità d'Italia, prossima vergogna del 150esimo. Mentre noi qui discettiamo su sacri ed astratti principi, il luogo dove la storia di questo centro di formazione ha avuto inizio - più di cinquant'anni fa, coi primi corsi per tornitori e fresatori che, rifiniti, tornavano nei loro Paesi, oggi come allora sulla long and winding road dello sviluppo - va a pezzi nella patria indifferenza".
Naturalmente, tutto questo discorso alloggia molto meglio qui nella finzione, tra amici, poiché nella realtà , dopo una dozzina di parole, sarei stato sicuramente gettato a terra da tipi vestiti di scuro usi a parlar col proprio bavero; avrei perso il lavoro ed a voi sarebbero toccati venti post al giorno - tutti tristi - fino a quando m'avessero tagliato i fili del telefono. Però il problema esiste, come potete vedere dalle foto.
Un amico sannyasi - intendo: un occidentale come me e voi che almeno ci prova - mi ha mandato ieri sera questo sms: "Domani 17 ottobre dalle 10 con picco alle 17,10 fino alle 2 del 18 ottobre c'è un innesco cosmico di luce. Invia pensieri positivi e verranno amplificati 1 milione di volte manifestando unità e guarigione. Fai girare questo sms".
Ora, io sono senz'altro un cinico senzaddio, l'innesco cosmico mi fa pensare all'Alieno Misterioso, la moltiplica per un milione mi ricorda una famosa promessa scaduta ed alle 17,10 starò probabilmente schiumando dallo stress, rivolgendo ogni mio pensiero alla pausa caffà -sigaretta delle 18 circa. Ciò nonostante.
Ciò nonostante ho imparato da tempo che ogni nostra scelta ed azione obbedisce ad un equilibrio imprescrutabile, e non c'è stato scazzo o malattia nella mia vita adulta di cui non abbia saputo, con onestà , ritrovare la fonte in miei errori precedenti. Quindi, a scanso di un milione di sfighe, qui faccio proselitismo pronto a sfidare l'ironia dei manigoldi che mi leggono. Pensate positivo, almeno per un giorno: che vi costa, caproni!
L'immagine è scaricata dal sito della Nasa: "Stellar Nursery" - Elephant's Trunk Nebula - NASA's Spitzer Space Telescope captured a glowing stellar nursery within a dark globule that reveals the birth of new protostars, or embryonic stars, and young stars never before seen.

Ovvero: come scoprii che la II Guerra Mondiale durò due anni di meno, grazie ad un gruppo di "ufficiali dei servizi segreti, matematici, scienziati, esperti di parole crociate, giocatori internazionali di scacchi, attrici e perfino astrologi". Tra costoro, un genio a nome Alan Turing - il papà del computer. Ovvero, un enigma dentro la storia d'un enigma.

Quando il saggio indica la luna, il gatto non guarda né il dito né la luna.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
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Placida Signora
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Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
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sottorete
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I canali collegano i mari
interni al grande oceano.
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