lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte
Non ne hanno parlato neppure su SocialDesignZine, dove sono soliti fare le pulci ai logogrammi pubblici, quindi tocca a me analizzare per la bloggheria italica il marchio presentato lo scorso 17 marzo per il centocinquantenario dell’unità d’Italia, non esattamente la sagra della porchetta. Per l’occasione riapro la vecchia casa caprina, con la camera per gli ospiti nei commenti.
Logo non spendibile né scalabile per via dello sfondo colorato e sfumato, ha tuttavia il merito di richiamare un che di futurista littorio, a tutt’oggi ultima età aurea della patria capacità visuale. Il simil-Berthold Baskerville Book è una scelta elegante: fa storia e non impegna. Peccato non sia il font più adatto a rendere il sintagma digitale delle freccette (>, >>) inserito quasi come un obbligato omaggio ai tempi.
Media follow-up? A dieci giorni dalla presentazione, il marchio non appare nelle ricerce di Google immagini dove campeggia invece, invitando alla confusione, il logo del comitato torinese (il cui dignitoso sito non cita la presentazione del marchio “romano”: intravvedo grugni e beghe politiche, non ne so di più, né voglio).
Per vostri chiarimenti od insegnamenti sono a disposizione. L’insolita stringatezza mi viene dall’avere un Tumblr, poi c’è gente che dice che fa male :-). Ah, fra l’altro penso che mi stabilirò a vivere da quelle parti per un pezzo: ho diversi appartamenti e persino amici che mi ospitano, per cui non so quando ripasso da qui. Ma è pur sempre la casa avita: se mi lasciate un segno, lo troverò.

Questo post altro non è che il commentario del mio articolo responsabilità sociale del blogger postato oggi sul mio tumblelog nikink.tumblr.com
Se sei capitato qui e non ti raccapezzi, quindi, è del tutto normale: dovresti prima leggere di là e poi tornare qui se hai qualcosa da dire.
Ma puoi anche lasciar perdere ed uscire a fare due passi ché tanto, tempo qualche settimana, una nuova stronzata qui la trovi di sicuro :-).
photo by Cabert
Giorni fa, all'inizio del... cammino di dolori, ho letto un vecchio libro, recentemente riedito, su Gigi Meroni, pedatore tra i miei lari (consiglio però anche agli agnostici la lettura de "La farfalla granata" di Nando Dalla Chiesa, lbro ottimamente scritto). Da allora ho cominciato a rimuginare su alcuni punti emblematici di quella storia vecchia ma per molti - non necessariamente tifosi professionisti, quale io infatti non sono - ancora viva.
Di tutta la parabola sportiva ed umana di Meroni, due sono le coincidenze (per dar loro un nome laico, ché si potrebbero dire "segni del destino", manifestazioni del karma e via spargendo incensi) che mi hanno sempre colpito: una in negativo, l'altra in positivo, entrambe legate alla sua morte. Quella negativa è la circostanza - tristemente nota a tutta la teppa granata - che il guidatore che investì Meroni, tal Attilio Romero detto Tilli, divenne anni dopo presidente della squadra, contribuendo ad uccidere anch'essa: sommo mistero doloroso della ciclica sfiga torinista.
Il fatto positivo (e che più profuma d'incenso) fu la tripla marcatura preconizzata dal morituro e poi puntualmente realizzata da Nestor Combin, un calciatore bravo ma non eccelso ed inoltre febbricitante, nel derby della domenica successiva. L'ultima rete della goleada - un 4-0 mai più ripetuto contro i pigiami - fu realizzata da Alberto Carelli, che indossava la maglia numero 7 di Meroni (leggete il ricordo di quel derby scritto da un ossimoro vivente: il gobbo gentiluomo Darwin Pastorini).
Combin, dicevamo, era stato stuzzicato da Meroni, poco prima dell'incidente, a ripetere la tripletta appena rifilata alla Sampdoria nel derby previsto la domenica successiva: quante possibilità ci sono che un attaccante, per quanto bravo, possa segnare due triplette consecutive in campionato? quante, se l'attaccante in questione ha 39 di febbre? Eppure, contro ogni logica, Combin segnò quella tripletta e, in seguito, visse coltivando il ricordo dell'amico che gli aveva indicato la via del prodigio.
Ora lascio la parola al buon Nestor: un ricordo pubblicato da La Stampa in occasione del quarantennale dalla morte di Gigi, lo scorso 15 ottobre. Degna chiosa d'un post che gronda sentimento e romanticismo e flirta con l'occulto per dire, semplicemente, che a volte il mistero - mai snobbando gli spalti popolari - si riveste d'una sintassi così precisa da nutrire il rispetto per il dubbio in una vita intera. Perché essere senza dio andrà bene, se non sei tipo da nomenclature, ma essere un figlio di puttana al soldo del puro raziocinio, grazie: mai.
Fa piacere scoprire che esiste il software geospaziale italiano Floss (il che?) poiché è bene che ci siano gruppi di ricerca relativamente disinteressati al puro tornaconto finanziario intorno alla geolocalizzazione, al “dove sei”, non a caso formula che, negli esordi telefoninici, ha soppiantato il “pronto” ed è a tutti gli effetti la nuova tecno-hubris. Non starò qui - troppo ignorante - a dilungarmi sulle differenze tecniche tra geolocalizzazione mediante Gps (da accuratissima ad implacabile) e quella che si ottiene dal ponte radio del cellulare, decisamente inaffidabile se vuoi tirare un missile. Ciò che m’interessa è infatti il risvolto sociale della faccenda.
Nella canea che è attratta da questa nuova lusinga, come in tutti i miti di frontiera, c’è chi mira a promesse di futuro potenzialmente utili a tutti e chi alla sola propria pecunia. Così il cellulare, che potrebbe offrire un'autentica reciprocità nelle transazioni economiche biiettive (benché sia spinosa la questione sui soggetti che dovrebbero controllarne il flusso - banche o telco? - mentre tutto diventa più praticabile se il flusso non è reciproco) diverrà piuttosto il piccolo cugino che ci metterà a nudo col marketing di prossimità. Infine, nella canea di cui sopra, schiumano avventurieri diversamente scrupolosi che sperimentano inquietudini orwelliane per allettare consumatori diversamente consapevoli con nuove killer app che prometteranno, ad esempio, di scovare mariti fedifraghi (con conseguente presumibilissimo balletto tra giudice che darà ragione alla moglie e Tar del Lazio che ribalterà la sentenza).
Insomma, seppure l’uso orizzontale del telefonino ci è precluso dallo sviluppo verticale delle nostre società, semmai il marketing di prossimità possa avere, insieme a quelli inquietanti, dei lati positivi (se lo uso, sarò il tipo cui interessa sapere quale brano posso scaricare in offerta se passo davanti a Starbuck: vorrà dire che piglierò qualche frappuccino di troppo); se fin qui stiamo nella norma, la localizzazione perenne, utile per scovare quello sperduto casale senese, rintracciare auto rubate o controllare detenuti in semilibertà, diverrà l’ennesimo anello di una catena che ci avvince con la lusinga di renderci più liberi. Allora tornerà buono il caro vecchio “pronto”: so già dove sei, sei pronto ad accogliermi nei cazzi tuoi? (e cara grazia se te lo chiedo).
Da giornalista ho scritto un solo necrologio, per la morte di Gianni Agnelli. E meno male, ché non sono tagliato per il sussiego a comando. Se oggi sono qui a stendere un elogio funebre è perché, in realtà, devo elaborare, insieme al lutto, un rimpianto.
Ho conosciuto i Modena City Ramblers lo scorso 13 giugno, in occasione del loro concerto a Collegno - rassegna Colonia Sonora - perché uno dei miei più cari amici è il loro road manager e, qualche tempo prima, m'aveva chiesto di creare dei pass ufficiosi (ed un bel po' cialtroni) per i membri del gruppo ed i tecnici. Fu una bella serata, quella seduta di grafica.
Da quando aveva iniziato a lavorare per loro, Sergio era cambiato in meglio. Se in gioventù era stato un feroce avversatore a priori della musica italiana e, comunque, resta un personaggio ispido (tipico dei sentimentali in difensiva), di questo nutrito gruppo stradaiolo (nove muscisti e non so quanti tecnici) s'era a tal punto innamorato da coinvolgermi d'ammirazione prima di conoscerli, nonostante non li avessi mai ascoltati, poiché in linea di massima non apprezzo molto il combat folk-rock o come cippa vogliamo etichettarlo.
Fui quindi invitato, come premio per il mio lavoro, a trascorrere con loro il pomeriggio e la cena comune prima del concerto (e poi il concerto stesso, che ho visto dal palco: la più bella esperienza di musica dal vivo della mia vita). All'inizio ero bloccato dalla mia leggendaria ritrosia ma infine, restando nella consueta posizione di sponda, osservandoli vivere e condividere tanta autenticità e gioia, ne fui completamente conquistato.
Non ho termini di paragone, ma non credo esistano molte realtà musicali così affiatate, a certi livelli. Gente che - giacché fuori nisba - s'è fatta il comunismo in casa; persone schiette e felici di condividere musica e strada; nessuna primadonna, persone che trovi al banchetto per il caffè; ramblers di nome e di fatto, camminanti come l'intenderebbe Fossati.
A cena ero seduto proprio a sinistra del "gabibbo", come tutti lo chiamavano, e la sua inclinazione alla crapula mi fu di grande aiuto a superare l'imbarazzo. Conversai amabilmente con lui e Betty, la cantante, seduta in fronte a noi. Quella sera il Gabibbo - il cui nomignolo, tra tutti quelli di cui l'intera banda è caratterizzata, fu il più facile da memorizzare - era felice perché il Genoa era salito in serie A. Indossava la maglia della squadra sotto un'altra. Aveva promesso di mostrarla e, verso la fine del concerto, lo fece.
Sentire un concerto da pochi metri, sul palco, permette di vedere la musica mentre viene creata: è una cosa completamente diversa, fu esaltante. Lui, come molti degli altri, mi parve un grande musicista. Poi, ho una predilezione per le corde bizzarre, come il bouzouki, il mandolino, il banjo... Mentre questo accadeva, sentivo una grande esigenza di comunicarlo. Ma, all'epoca, come blogger, ero in quescienza, quindi pronunciai parole entusiaste per amici e congiunti nei giorni appresso.
Ho poi rivisto il gruppo a Torino, il 5 settembre al festival dell'Unità. Fu un bel momento, meno conviviale per via di ritardi e logistica. Mi commosse scoprire che molti di loro mi ricordavano. Col Gabibbo non scambiai parola, lo vidi appena di passaggio. Quella sera mi ripromisi di mettere giù qualche riga, e così anche qualche giorno fa, scrivendo le mie minchiate sul concerto dei Police, pensavo a quanto questo pezzo sarebbe stato autentico e sentimentale, quanto quello nasceva irridente e vacuo.
Eccomi qui, infine, sapendo che Luca non potrà più leggere quanta stima gli riservasse un passante incrociato nella vita. In ritardo no, ché la vita non è mai in ritardo, seppure non capiamo i suoi tempi. Eravamo coetanei, l'ho scoperto oggi quando i miei colleghi m'han dato la notizia e ho subito aperto il browser e poi telefonato a Sergio. Non avevo saputo dell'incidente perché ho passato il sabato a scrivere post che ora aspetteranno il loro turno, perché il gionale radio del mattino non ha passato la notizia, perché le cose le sai solo quando ti tocca.
Solo due minuti prima di scoprire della sua morte, telefonava mia moglie per annunciarmi la nascita del figlio di amici. Io non sono in grado di dare un senso a tutto questo, l'alternanza di morti e nascite, le simmetrie anagrafiche, mia moglie felice ed io triste, e ciò di cui questi eventi sembrano risuonare. Non so trarre dalle mie parole un bilancio, ma vedo che la vita usa una sua bilancia e spero che esporle i miei sentimenti possa giovare. Una mancanza è qualcosa che resta, a chi rimane. Anche questo avrà un senso.
Parliamo di cose che succedono a Torino, ma questo post non è l'articolessa minacciata tre settimane fa, che resta alla fonda, tra fasciami da ribattere e carpenteria da accoppiare. Siccome i tempi da Sagrada Familia del cantiere mi stavano fottendo ciò che ormai è attualità, scorporo una parte degli argomenti per un frizzante postaccione a tema architettonico-civile. Parliamo intanto d'un evento che, fino a giovedì 26, coinvolge Torino nelle celebrazioni per la giornata delle Nazioni Unite - oggi 24 ottobre - il cui tema quest'anno è "alleanza globale contro il lavoro forzato".
Non mi dilungo sugli eventi collaterali - "la notte di RadioUno" che trasmette interviste ad ex corsisti Ilo, gl'immancabili dibbbbattito e concerto, la Mole Antonelliana tinta di blu iuèn (leggasi in fondo al link precedente) - ed altre iniziative commendevoli - lo svelamento d'una targa all'aeroporto che rammenti infine all'universo mondo che Torino è la quinta città Onu del pianeta (lo si diventa ospitando la sede primaria di un'agenzia, nel nostro caso lo UNSSC) dopo Ginevra, NY, Vienna e Roma (Fao). Il brodo s'allunga e poi, se dico cazzate, rischio il lavoro :-). Vi parlerò invece di me e di come sono coinvolto nella giornata di giovedì, quando il presidente della Repubblica Napolitano verrà a visitare il campus dove lavoro e terrà una concione alle 10,30.
Lo scorso luglio prenotai una visita ortopedica. Sapete i tempi della sanità; indovinate il giorno in cui fu fissata? esatto. E l'ora? sbagliato: alle 10. Forse farò persino in tempo, rientrando, a passare la fogna dei pulotti - pardon, si chiama cerimoniale - già pronti a levar le tende. Il mio capo m'ha detto: ma come? disdici, posticipa. Intanto non ho nessuna voglia d'aspettare altri quattro mesi per una normale visita di controllo; poi, il numero di prenotazione è 666. Voi sfidereste il vostro karma, mettendovi contro la Bestia per onorare un uomo, per quanto presidente e gentiluomo?
Non partecipando all'assise, non potrò compiere il gesto che mi renderebbe l'eroe risorgimentale dei miei sogni riposti: alzarmi tra il pubblico e declamare: "Signor Presidente, a pochi metri da qui, in stato di semiabbandono, muore una cattedrale laica: il monolitico eppur leggiadro Palazzo del Lavoro, orgoglio dell'architettura italiana moderna, simbolo del centenario dell'unità d'Italia, prossima vergogna del 150esimo. Mentre noi qui discettiamo su sacri ed astratti principi, il luogo dove la storia di questo centro di formazione ha avuto inizio - più di cinquant'anni fa, coi primi corsi per tornitori e fresatori che, rifiniti, tornavano nei loro Paesi, oggi come allora sulla long and winding road dello sviluppo - va a pezzi nella patria indifferenza".
Naturalmente, tutto questo discorso alloggia molto meglio qui nella finzione, tra amici, poiché nella realtà, dopo una dozzina di parole, sarei stato sicuramente gettato a terra da tipi vestiti di scuro usi a parlar col proprio bavero; avrei perso il lavoro ed a voi sarebbero toccati venti post al giorno - tutti tristi - fino a quando m'avessero tagliato i fili del telefono. Però il problema esiste, come potete vedere dalle foto.

Immagine agghiacciante, vero? Vi debbo dunque delle spiegazioni. Tra i soli sei giochi che ho sul computer da sempre - tutti per bambini - ce n'è uno dove ci si diverte ad applicare attributi animati in gif a tre frutti intercambiabili: una mela, una pera ed un'arancia. Gli attributi sono, come potete vedere sulla destra: occhi, nasi, orecchie, bocche, sopracciglia, braccia. È un giochino divertente, ma il figlio cresce ed è il momento di qualcosa di più educativo. A fagiolo - grazie a Giordano - ho scoperto questo dressup dedicato al reborn moron Mel Gibson.
L'amico Giordano, a ragione, mi mette in guardia sulla necessità di spiegare all'innocente i vari sottotesti legati agli ammennicoli. Come a dire che il gioco va bene solo per adulti cinici. Ad esempio - nei commenti che ci siamo scambiati - mi porta il cappuccio del Ku Klux Klan, ma già basterebbe quella sorta di cappuccio rovesciato che è la tiara, a sua volta simbolo, seppure in un oscuro passato, di spicce prassi per ripulire la società. Insomma, dovrei forse tenere il pupo a distanza di protezione dall'idiozia e dalla cattiveria umana? Non ne sono convinto.
L'Occidente Avariato ha un rapporto ormai completamente schizofrenico con l'infanzia, che tenta invano di proteggere dal vuoto che ha creato e diffuso. La salvaguardia dei discendenti è un fatto naturale, ma se una specie ha il dubbio di essere avviata all'autodistruzione questo istinto, privato della sostanza, non può che produrre aberrazione. Ed ecco che il linguaggio educativo s'avvita nel tentativo di rendere imperscrutabile ciò che sarebbe semplice; ecco che potenti e cafoni s'investono del diritto di prendersi creature come merce al supermercato.
In Giappone, poi, la merce in questione può già essere etichettata a radiofrequenza. Di tutto si fa per dare ai nostri eredi una sicurezza che è solo sicumera, rendere liscio un percorso che non può esserlo. Infatti poi, magari, offriamo al pargolo viziato ed insicuro la minimoto perlopiù farlocca - che si dovrebbe guidare solo nei circuiti, ma in compenso si può comprare ovunque - così che possa far la fine di Icaro, cadendo dall'apice d'un benessere fittizio e vuoto.
Io ci metto la foto - Piazza Armerina, maggio 2006 - ed il link al sito di Carlo Ruta: www.leinchieste.com
Il resto, lo copincollo. Consigliato un anticacido, lettori avvisati.
In risposta all'assurda condanna carceraria comminata allo storico Carlo Ruta, reo di aver firmato una intervista sul sito "Accadeinsicilia", oscurato d'autorità nel dicembre 2004, sono pervenute testimonianze di solidarietà da tanti cittadini e prese di posizione da importanti sedi associative della società civile. A tutti rivolgiamo un sentito grazie, augurandoci che a tali attestazioni di sostegno se ne aggiungano numerose altre.
Si ha motivo di credere che questa condanna carceraria, desiderata dai poteri forti dell'est siciliano, area in cui maggiormente si è condensata l'inchiesta sociale di Carlo Ruta, potrebbe incentivarne altre a breve, dal momento che è andato attuandosi nell'ultimo periodo un vero e proprio assedio giudiziario. Infatti, dietro denunce del procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino Fera e dell'avvocato Carmelo Di Paola, esponente di primissimo piano della BAPR, che in questo momento costituisce la maggiore banca a struttura siciliana, di qui al gennaio prossimo si svolgeranno altri sei processi che vedranno Carlo nelle vesti di imputato.

Ovvero: come scoprii che la II Guerra Mondiale durò due anni di meno, grazie ad un gruppo di "ufficiali dei servizi segreti, matematici, scienziati, esperti di parole crociate, giocatori internazionali di scacchi, attrici e perfino astrologi". Tra costoro, un genio a nome Alan Turing - il papà del computer. Ovvero, un enigma dentro la storia d'un enigma.
Ho scoperto di recente un blog collettivo - BlogGoverno - nato ad inizio anno ma attivo solo da sei mesi. Essendo a mia volta motore del blog collettivo Ita®iani, tutti gli esperimenti analoghi m'interessano. Questi giovini di belle speranze si son presi una briga da far tremare i polsi, a seguito di questa intuizione del loro... premier: un obbiettivo serio, di partecipazione diretta alla cosa pubblica, con tanto di stringato manifesto. Se posso permettermi una recensione critica, vorrei dire che mi suscita qualche perplessità il connubio tra serietà pseudo istituzionale (divisione delle cariche, ecc.) ed effettiva possibilità d'incidere sul dibattito pubblico in quello che, in fondo, resta un gioco di ruolo in forma di blog.
Cerco di precisare il mio pensiero. Se ad aprire un blog è uno - individuo o gruppo - specialista della qualunque, ecco che abbiamo una tribuna autorevole, con in più il vantaggio della comunicazione bidirezionale, non paludata e tendenzialmente sincera. Se a farlo è uno o più blogger - cittadini volonterosi ma con una vita da sfangare - che al pubblico dibattito può / possono apportare solo belle speranze e desiderio di crescere insieme ai lettori (sempre e comunque un dialogo tra minoranze); se costoro poi mettono in piedi l'esperimento come calco istituzionale, mi prende una forma di nostalgia preventiva per un'idea in sè ottima, mancante però delle premesse per essere autenticamente incisiva. Con tutti i migliori auspici, il rischio è che BlogGoverno, così com'è abbozzato, resti wishful thinking ai confini tra goliardata e sfogatoio: il classico recinto del blog tuttologico (tipo il mio) che crea microcomunità di persone che si dan ragione a priori.
Mi spiego ancora meglio. È assolutamente auspicabile che un gruppo di semplici cittadini decida di partecipare alla vita collettiva, facendo politica in rete. A me sembra, però, che sia necessario farlo ricalcando modalità giornalistiche - la denuncia, l'inchiesta, lo scavo nel dettaglio, il rilancio di una segnalazione - coniugandole all'immediatezza ed anche al caos creativo dello strumento blog, come fanno ad esempio, benissimo, su OneMoreBlog. Pretendere, a priori, d'avere qualcosa di sensato da dire su ogni atto significativo del governo mi pare, per dei volontari la cui sola ambizione è partecipare della vita pubblica, un malriuscito connubio d'ingenuità e presunzione, che rischia di bruciarli per logoramento, di renderli stucchevoli sulla lunga distanza.
Eppure, la serietà dell'impianto è foriera di passibili sviluppi: d'una tribuna così concepita ci sarebbe davvero bisogno. Pensate ad un ipotetico futuro in cui il vero governo ed il suo corrispettivo ombra dovessero, per obbligo istituzionale, curare due simili blog collettivi e paralleli per diffondere e discutere pubblicamente le opzioni governative e dell'opposizione. I nostri rappresentanti metterebbero in gioco sul serio responsabilità e carriera. Così com'è ora, BlogGoverno serve ad annusarsi e riconoscersi tra simili: la classica predica ai convertiti. Comunque, tanto di cappello ai partecipanti a quest'esperimento. La frequenza di postaggio è buona, il che è segno di salute. So bene, per veder stentare il nostro dalla nascita, quanto sia difficile far marciare un blog collettivo, specialmente su un'idea d'impegno civile. Di solito, ai blogger riesce meglio aggregarsi sulla fuffa.
Siccome sono solito manifestare il mio affetto in senso critico, mi permetto anche di segnalare alcuni difetti di contenuto che ho trovato esaminando il paratesto, inserito in una grafica che trovo piacevole. Le categorie sono troppo tecniche e generiche: quanto dura l'attualità?, che cosa non è "news" od "approfondimento"? Inoltre, un blogroll con cinque link è così povera cosa che tanto vale giubilarla, se non si ha intenzione d'ampliarlo fino a renderlo un vero serbatoio di risorse in rete. Un ultimo appunto, per il concetto di "beta" che ricorre in testata e nelle pagine ministeriali: un blog è sempre beta, non mi pare il caso di scriverlo qui e là. Auguri sinceri, comunque, ragazzi. Vi seguirò per quanto me lo concede il tempo della mia incasinatissima vita, poiché la cosa pubblica è, appunto, anche cosa mia.
P.S.
Mercoledì sera, mentre stavo scrivendo questo articolo, m'arriva via mail da Radio Radicale la segnalazione della loro ultima novità partecipativa. Ecco un lampante esempio di nuovo medium collettivo, caotico e vitale, che si può esemplarmente contrapporre al metodo ingessato di BlogGoverno: FaiNotizia. Per dirne un altro.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
One More Blog
Placida Signora
terza di copertina
Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
Acidosignore
base camp
Boing Boing
Bombay
Escualotis
Fantastici Quattro
giovani tromboni
HatingLine
Hotel Messico
la cuccia
la finestra sul porcile
LorenzoC
Masayume
no news good news
Séverine
Shangri-la
sociopatica
sottorete
Special Guest
Supergiovane
WildSide
x§°nalità c°nfu§a
Zeta Vu
Zeus Blog
italieni
10x10
Cursor
noluogo
ecoblog
La Voce
slashdot
fai notizia
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Articolo 21
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The Register
BlogGoverno
Benetton Talk
Nova Magazine
Punto Informatico
Decidiamo Insieme
The Morning News
CIA World Factbook
Pare che in Portogallo
vestirsi di lana caprina
sia molto chic:
lana-caprina.blogspot.com
lanacaprina.blog.com
I canali collegano i mari
interni al grande oceano.
Questo tagroll è roba
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