lana caprina
"abbiamo bisogno di una barca più grande"
Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.
Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).
utente anonimo in ehilà, sono qui sot...
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Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.
solo *loading* volte

Questo post altro non è che il commentario del mio articolo responsabilità sociale del blogger postato oggi sul mio tumblelog nikink.tumblr.com
Se sei capitato qui e non ti raccapezzi, quindi, è del tutto normale: dovresti prima leggere di là e poi tornare qui se hai qualcosa da dire.
Ma puoi anche lasciar perdere ed uscire a fare due passi ché tanto, tempo qualche settimana, una nuova stronzata qui la trovi di sicuro :-).
photo by Cabert
Lunedì ricorreva il terzo anniversario dall’apertura di questo blog, inizio della mia cittadinanza attiva in rete, ed avevo così tanto da fare nella città dei corpi - cercati od inevitabili - e così tanti appunti da scrivere e segnali da seguire in questa città delle relazioni pure - ma non meno intense - che ho scelto di non rispettare la scadenza a tutti i costi, con due righe veloci purchessia.
foto del terzo compleanno (e milionesimo utente) di del.icio.us, presa dal Flickr set di Laughing Squid
Questo blog esiste dunque da tre anni, sebbene uno sia trascorso in quiescenza per logoramento; tre anni che furono preceduti da un anno di newsletter aperiodiche a povere cavie e da cinque d’uso professionale della rete (ricerca, siti istituzionali e scarico selvaggio d’immagini per un periodico indigente, nell’ignoranza del fenomeno espressivo e relazionale dei blog).
Fu proprio una delle cavie - l’amico Beppe a.k.a. BobRock - che, per liberarsi dalla molestia dei miei notiziari proto-tlogici costituiti da link commentati, il 28 gennaio 2005 decise di “aprirmi” un blog e lo aggiornò con me per qualche tempo, prima di defilarsi e lasciarmi solo - restando mio lettore - in questo mondo dove ho subito abitato in modo congeniale, formativo, arricchente.
Sull’ultimo numero di Topolino (che, a vederne la copertina al rovescio, viene il timore di dover ancora patire il bilancio di Raf) la lead story è dedicata a Videoduck / Mtv ad ai suoi vj (Andy Apezzi, Viktoria Duckabell…) paperizzati dall’ottima Ziche.
Tra artisti disneyamente ribattezzati (Mike Giorgiol, Sloop Frog, Maraja Curry) sbarca nel terzo millennio Paperetta Yé Yé che, sempre troppo avanti, è sulla location per un servizio (?) di vlogging.
Il paperume, giustamente, s’interroga su quale potere le permetta di far entrare parenti in area riservata e qui prende il dubbio se su Topolino sono talmente avanti da considerare ovvio l’accredito stampa d’un blogger oppure se sono così approssimativi da rovinare la percezione di cosa sia un blog nelle giovanissime generazioni.

Il dubbio rimane fino alla fine: cosa sarà l’evento clamoroso che la Strambelli del patrio fumetto andrà a postare: l’inizio d’un anno enne? o la panciata presa da Piggy Bop all’ennesimo stage diving?

Il divertentissimo elenco Le nuove frontiere del social networking, che è tumbalzato giorni fa tra noi millemila cazzari, ci fa ridere amaro, però si limita a stigmatizzare il going social compulsivo e mitizzato della parte avvisata, più che abitata, della Rete. Nei quartieri popolari, non che il network né il bloggare, credo facciano comunità cose più de panza, tipo il goliardico (con poco stile) Totomorti o l’eloquente (quanto a termometro della disgregazione sociale) Ti tradisco (per cui, inetto il codice penale, m’accontenterei della scomunica).
Per questo tipo d'idiozia in trono non c’è filtro che tenga (a dimostrare come l’improbabile eppur lodevole tentativo di sviluppare un filtro anti stupidità per i commenti, sulla falsariga degli antispam, sia velleitario ed elitista, quindi assolutamente tanto apprezzabile quanto destinato alla rovina entropica).
In questi giorni sto riflettendo su quale possa essere un modo intrinsecamente blogger d'essere responsabile socialmente (potrei occuparmi di calcio come tutti, ci ho provato, scusatemi: sono un inetto) ma per ora, come accennavo a Giordano, sto ruminando, quindi vi scampo. Piuttosto vi propongo, come antidoto ipnotico alla stupidità imperante, un passatempo retaiolo ozioso ma intelligente, solipsistico ma profondamente radicato nel concetto di partecipazione: gli aggiornamenti di Wikipedia in tempo quasi reale.
Inutile quanto affascinante passatempo mille volte superiore a quasi tutta la tv, ci si possono trascorrere ore liete, scommettendo su ogni quanto (poco) ci si allontana dagli Stati Uniti, strabiliando per la vastità (spesso futilità) degli argomenti. Sapendo intimamente che tutto quel brulichio di dita su tastiere rappresenta il seme che dovrebbe, nel caso l’umanità abbia un futuro, ri-unire per sempre gratuità e conoscenza, dentro di noi prima che nel recinto che abbiamo deciso di frequentare.
Fa piacere scoprire che esiste il software geospaziale italiano Floss (il che?) poiché è bene che ci siano gruppi di ricerca relativamente disinteressati al puro tornaconto finanziario intorno alla geolocalizzazione, al “dove sei”, non a caso formula che, negli esordi telefoninici, ha soppiantato il “pronto” ed è a tutti gli effetti la nuova tecno-hubris. Non starò qui - troppo ignorante - a dilungarmi sulle differenze tecniche tra geolocalizzazione mediante Gps (da accuratissima ad implacabile) e quella che si ottiene dal ponte radio del cellulare, decisamente inaffidabile se vuoi tirare un missile. Ciò che m’interessa è infatti il risvolto sociale della faccenda.
Nella canea che è attratta da questa nuova lusinga, come in tutti i miti di frontiera, c’è chi mira a promesse di futuro potenzialmente utili a tutti e chi alla sola propria pecunia. Così il cellulare, che potrebbe offrire un'autentica reciprocità nelle transazioni economiche biiettive (benché sia spinosa la questione sui soggetti che dovrebbero controllarne il flusso - banche o telco? - mentre tutto diventa più praticabile se il flusso non è reciproco) diverrà piuttosto il piccolo cugino che ci metterà a nudo col marketing di prossimità. Infine, nella canea di cui sopra, schiumano avventurieri diversamente scrupolosi che sperimentano inquietudini orwelliane per allettare consumatori diversamente consapevoli con nuove killer app che prometteranno, ad esempio, di scovare mariti fedifraghi (con conseguente presumibilissimo balletto tra giudice che darà ragione alla moglie e Tar del Lazio che ribalterà la sentenza).
Insomma, seppure l’uso orizzontale del telefonino ci è precluso dallo sviluppo verticale delle nostre società, semmai il marketing di prossimità possa avere, insieme a quelli inquietanti, dei lati positivi (se lo uso, sarò il tipo cui interessa sapere quale brano posso scaricare in offerta se passo davanti a Starbuck: vorrà dire che piglierò qualche frappuccino di troppo); se fin qui stiamo nella norma, la localizzazione perenne, utile per scovare quello sperduto casale senese, rintracciare auto rubate o controllare detenuti in semilibertà, diverrà l’ennesimo anello di una catena che ci avvince con la lusinga di renderci più liberi. Allora tornerà buono il caro vecchio “pronto”: so già dove sei, sei pronto ad accogliermi nei cazzi tuoi? (e cara grazia se te lo chiedo).
Dieci caselle di posta, dicevamo.
Così, ogni tanto, devi fare un salto su Libero a svuotare le caselle che ormai non usi più e scopri, ad esempio, che il tuo diligente lavoro di anni per listare in posta indesiderata tutti quelli che continuano a inviare comunicati stampa - pertinenti o meno, certo imperterriti - ad un giornale morto (coi dovuti necrologi) da quattro anni ti ha già fatto superare il numero di 100 (cento!) account bannati. Non a caso è quello l'account più intasato, ché gli altri o li uso meno, o sono ben protetti. Però lì, su quell'account che non ti serve più, millemila imbecilli in buona fede che mai aggiornano la rubrica continuano a scrivere, magari a mittenti spalmati in A:, quasi di certo con un bel trojan che gli asciuga la rubrica a favore degli onesti spammer.
E così, aggirandoti tra vitelli al colesterolo che aprono gallerie d'arte per proporre "paesaggio interattivo per incontri ed eventi, con l´intento di aprire nuovi link e dialoghi, tra i mondi dell'arte e delle espressività culturali, alla ricerca di un reciproco arricchimento e scambio" grazie agli "artisti che circuiteranno nella programmazione" , trovi anche i mentecatti di Latte Versato che promette di "centrifugarci" la coscienza semplicemente depositando "la vostra malefatta e di lasciare che la rete la fluidifichi, la decomponga, la lasci scivolare lontano dalla vostra anima" od ancora la ridicola velleità di Linkinface che - per la duemilalire - ti permette nientemeno che di "farti conoscere (...) trovare persone che la pensano come te (...) esserci".
Tra tutta questa immondizia devi farti largo per poter apprezzare come merita uno spoofing finto-Carige molto ben scritto o la raffinatezza di tal Silvano che m'incalza: "Adesso puoi vederlo che non parlo a vanvera, che ne pensi di questo video di Venitia che si riveste dopo che l'ho scopata sul divano dei miei? Goditelo... ma CANCELLALO dopo che l'hai visto ok? Non rischiamo problemi (...)" per poi salutarmi con un vernacolare splendido "se vedemo". Sì, purtroppo ci rivedremo, ma non prenderla sul personale, caro il mio spammer evoluto nel lessico ed immaginifico nell'onomastica (Venitia???): tu sei il problema minore.
In questi giorni ho fatto alcune riflessioni sul terrain vague che sta fra il mondo digitale e quello vivo e vegeto. Pensavo di farci tre post sul tumblelog (un photo post, uno di testo, un quote post) ma ne sarebbe uscito un paciocco grafico intollerabile, il filo del discorso ne avrebbe risentito, così opto per un unico post a capitoli su questa vecchia imbarcazione.
I - fratello digitale sì, ma... fai vedere le mani
Ieri, grazie a questo bellissimo video scovato sul Tumblr di Pandemia e ad un brandello di Phonkmeister, scopro la nuova idea della grande G: Google Docs. Sembra interessante e ci faccio un salto. Ne ricavo la risposta che riproduco in immagine. 
Tralasciamo pure la parola mancante nella prima fase dell'alert (cosa mai non sarà supportato?) ed esaminiamo il resto: a causa della mia situazione hardware/software, decisamente antiquata, sono abituato al ripudio da parte di siti più o meno fighetti ma, in questo caso, rimango innanzitutto un po' offeso dalla notazione che "tutto ciò è gratuito" (ma i soldi per cambiare computer chi me li dà?) e decisamente inquieto nel leggere che il trucco suggerito mi porterebbe al crimine e, comunque, ad un buco nell'acqua.
Dico io se è questo il modo di traccheggiare su un'esclusione digitale che - seppure sia accettabile date le premesse tecniche - a Mountain View evidentemente non riescono a proporre con l'onesta di siti meno generalisti (tutti lo sono rispetto a Google) scrivendomi un semplice "we're sorry, you suck: get your ass off here".
II - fratello digitale sì, ma... vorrei vederti in faccia
Per fortuna la Rete è fatta di relazioni tra persone (ma non vorrei conoscere chi ha scritto quell'alert :-) e noto con piacere che per un paio dei miei digital brodas è venuta la stagione della faccia da metterci. Un dì anch'io salpai dietro un nick ed un avatar, ma sempre viene il tempo in cui il corpo reclama i suoi diritti. Per me iniziò con nome e cognome su Ita®iani e, poco prima... dell'Aventino, anche la faccia su Technorati (lo stesso brutto ceffo che si gode chi mi segue da un tumblelog su Tumblr). Giusto un anno fa, feci un'outing per i meno smaliziati; in tutto questo tempo, in tutte le relazioni epistolari minimamente intense intrattenute con colleghi scriventi, ho sempre fornito i miei dati completi (indirizzo, telefono, ecc.). A che scopo nascondersi? ci sarà mica un Mark Chapman per noi, che non siamo certo profeti pop? Per noi, della razza di chi rimane a terra, bene che vada, ne sortisce una relazione autentica.
Qualcosa di simile deve aver pensato madame De Feo (dopo averne però passate, di forche caudine, con il pubblico ed eclatante strame fatto della sua identità) che, in pochi giorni, dopo aver dato la caccia al commentatore (spingendomi a dichiararle il mio amore via commento) getta sui suoi lettori tutto il nuovo confuso e dolce entusiasmo per i luoghi di multiple relazioni dove la sua rotta l'ha portata, il tutto farcito da bellicosi propositi d'esternazione. Benvenuta nella nuova stagione, Fulvia a.k.a. Lia. Stagione fatta tanto di parole che di persone.
A proposito di novità e facce esposte, saluto anche la prima immagine pubblica (per quanto la mia lunga carriera di esegeta possa ricostruire e tolta una miniatura scurita d'un eone fa a mo' d'ava-tarro) del mio migliore web-amico Giordano (la cui faccia, per buona sorte, avevo avuto il piacere di vedere di persona quando lui e Valentina vennero a Torino per farsi scarrozzare nella città olimpica - purtroppo non avendola rivista da allora).
III - fratello digitale sì, ma... vorrei annusarti
Concludo questa tiritera un po' confusa e molto più tirata via di quanto avrei voluto (manca il tempo...) con un brano estratto da una privata corrispondenza - ormai da tempo ingaggiata, con reciproca soddisfazione - tra me ed un blogger di quelli con cui ho tentato una delle mie due esperienze collettive in rete, al momento ambo arenate, per quanto siano state costruttive e piacevoli. Il mio amico - il cui nome conosco ma non rivelo (non è stagione ancora, per lui?) - riesce, con mirabile sintesi e come meglio non saprei, a dare compimento al mio pensiero circa la necessità primaria d'essere carne, prima d'essere scrittura e bit.
"(...) a noi ci frega proprio la mancanza di serate fisicamente trascorse in combutta, possibilmente preferendo un locale luppoloso al sesso tra noi. Di diventare amici anche con la presenza corporale (...) I progetti in rete funzionano se c'è un'amalgama anche esteriore a internet, interiore all'esternet. È vero, le distanze sono annullate, ma proprio questa easytà rende problematico un continuum. È come vivere in bolle contigue, che più vicine si respingono a guisa di calamite. Questa è la vera calamità di internet".

Non era possibile tenere a lungo la capra lontana dall’acqua, almeno questo caprone cui gettar(si nel)la rete piace come il sale. Per navigare ancora insieme, si sale su una nuova piccola imbarcazione: attenti al passo.
Pare che in rete non si muoia mai, perlomeno non mancano mai le sorprese. Da settimane non approdavo sulla tolda di questo natante; oggi l'ho fatto in previsione di questo post, che vuole dar conto delle mie molte attività in rete - altrove - a chi passasse ancora di qui, a chi avesse i feed attivi. Dopo aver cancellato una quantità di commenti spam in arabo (?) mi sono fermato ad assaporare due sorprese: una dolcissima - il commento dell'amica Deb (ripeto che aver conquistato alcune autentiche amicizie è la cosa più bella che la rete mi abbia regalato) - e l'altra sconcertante.
In un empito d'ego surfing, poco fa ho cliccato sul mio rendiconto link di Technorati. Ho così scoperto che il 12 marzo, giorno in cui hanno inaugurato per poi sparire (sei visite inclusa la mia!), questi quattro astrusi personaggi hanno inspiegabilmente linkato - con tanto di scicchissima anteprima snap - questo blog ormai in camera iperbarica, insieme ad uno stranoto social network - digg - ed a un blog inesistente - finanza e difesa. Una curiosa congerie, probabile frutto del caso, ma perché proprio io? Non mi capacito.
Non mi capacito, intanto, del perché si debba lanciare un prodotto così laccato e finito per poi soprassedere dallo spammare in ogni dove (magari però sto facendo uno scoop, li ho beccati mentre brainstormano un gran lancio ed in breve questi bei tomi finiranno nella sezione pornoweird di Repubblica) né, appunto, dell'eterogenea compagnia in cui mi trovo nel loro striminzito blogroll. Mi viene il dubbio atroce che qualcuno di costoro mi conosca personalmente. Il che è ancora più inquietante, perché si tratterebbe di gente viva e non di un ballon d'essai lanciato da alieni.
Vabbé, torniamo alla mia vita in rete. Per seguire quasi quotidianamente il costante deperirsi delle mie sinapsi, continuate a frequentare Surripedia, cui noi entusiasti surripedali™ (sodali in surripedia) abbiamo appena regalato un dominio proprio (surripedia.org) dove ci trasferiremo tra un bel po', finite le grandi manovre sull'organizzazione del layout e dei contenuti che ci stanno impegnando assai. La cosa, insomma, è seria e mi ci trovo come un pesce nel formaggio od un topo nell'acqua: adoro fare sul serissimo le cose più cialtrone.
A proposito di cose cialtrone, nel post qui sotto celebravo improvvidamente il pronto varo d'una nuova rubrica sul pesce enigmistico. Ho già pronti i testi, la presentazione, il "cappello" ricorrente. Sul sito, l'amico Fricat ha già inserito il mio nome tra i partecipanti e la rubrica categorizzata ("menace from outer spam"). Per ragioni, come si suol dire, "indipendenti dalla mia volontà" a tutt'oggi non s'è ancora battuto chiodo. Le mie gonadi stridono nel vedere quegli zeri abbinati al mio nome, io che vado fiero della mia affidabilità e produttività. Sto pensando ad un'azione dimostrativa in loco ma, un po' per evitarmi la fatica d'un assurdo post in cui spiego perché non scrivo dei post, un po' per salvare le chiappe ad un amico, lancio questo preavvertimento qui: Fricat, datti una mossa o ti sputtano a casa tua!
In ultimo, sono contento d'annunciare che m'è tornata la voglia di scrivere roba articolata e ponderata. Ho pubblicato poco fa un pezzo su Ita®iani (ecco il link diretto) e progetto di scriverne presto altri. Credo molto alla partecipazione in rete e considero lana caprina un esperimento concluso. Come avevo già scritto, qui torno solo per dare indicazioni della mia navigazione collettiva altrove, ecco perché i contenuti nuovi non vengono postati qui e poi ripubblicati su Ita®iani: voglio dare fiducia ad un gruppo cui Giordano e Massimo continuano a fornire un contributo sempre valido e profondo.
Questo blog, cristallizzato da tre mesi, compie oggi due anni. Pur senza post, la media di dodici pagine giornaliere - metà di quando s’era attivi - mi fa credere che, oltre a spider, grabber, lurker ed altre cacofonie retaiole, qualche umano passi a vedere se son vivo. Addirittura - ma è un’ipotesi - qualcuno dei vecchi lettori potrebbe essersi accorto che il tagroll cresce con una certa costanza e magari – questa è fantascienza – lo trova utile. Fuor d’ironia, mi piacerebbe leggerlo pixel su schermo, se c’è chi usa il mio repertorio di link: questa è la volta enne che lo chiedo, magari qualcuno potrebbe muoversi a pietà, siccome non sono più molte le occasioni di fare due chiacchiere, da queste parti.
Detto del tagroll ed implicitamente del fatto che frequento ancora la rete, anche se meno i blog, vi ragguaglio velocemente sulla mia vita hardware, prima di tornare in quota deliri telematici. Nella prima metà di questa lunga pausa ho tirato il fiato, pensato a lavorare senza il pensiero di dovere, una volta a casa, lavorare per divertirmi; sicché ho avuto più tempo per accorgermi che ce l’ho, una casa, per giunta abitata. Poco dopo metà dicembre sono arrivate le meritate vacanze, piuttosto lunghe; ora ho ripreso il lavoro in albergo, con lentezza da bassa stagione. Quindi, per quest’ultimo periodo e nell’immediato futuro, fino alla primavera, il progetto in corso ha come parola d’ordine: sgombero.
Mi sto privando di cose che “non si sa mai”, cose che “ci sono affezionato”; roba che non serve ed intasa. Razionalizzo gli spazi guadagnati, faccio pulizia, qualche modifica, un muro in cartongesso ecc. Tutto questo ha riflessi positivi sulla mente, che a sua volta si amplia, pulisce e vede meglio cosa valga la pena perseguire, cosa abbandonare. La dinamica non cambia e se dico “devo decidermi a svuotare lo sgabuzzino grande” (quello piccolo è già stato bonificato) la mia ansia non è dissimile da quando dicevo “devo proprio finire quel post su”. La sottile enorme differenza sta nel non attendere conferme, nel dover rendere conto solo a sé ed ai propri affetti primari di ciò che fai – o tenti - di buono.
Ritorno dentro lo schermo. Scrivendo in rete, la cosa inattesa più bella è stato fare amicizia. Amici di penna vecchio stile: arduo purtroppo incontrarli la sera – ostano i chilometri – quindi intruppati nel cicaleccio tipico degli scriventi, che tra loro soprattutto scrivono sullo scrivere e scrivendo progettano castelli di scrittura. Gente così. E così mi sono arruolato nella ciurma del Pesce Enigmistico, ultima nata tra le facoltà di Chaltroonia ad opera del Rettore MagniFricat, dove è già pronta una categoria (menace from outer spam) per ridare nuova vita alla rubricaprina spam, morta in culla dopo una sola puntata. Testualità malandrina per un collettivo visual-delirante, esordio previsto a giorni.
L’incontro ad orologeria, che ha ridestato la vena, è stato poi la recente creazione di Surripedia da parte di SecondoSigillo. Ecco quattro cialtroni a fare il contropelo al dizionario, con ampi progetti eversivi. Da poco più di due settimane vi posto un lemma al dì: buonumore garantito ed un’oasi, per me che non riesco più a gestire scritture estese nella vita in frammenti. Tuttavia, non potendo negare la mia natura d’organizzatore mannaro, ho sobillato gli altri surripedali (sodali in Surripedia) a lavorare sotto il cofano per un un database ben fatto, ché il repertorio in cantiere lo merita. Infine, ad imperio del sentimento e senza affanni, ogni po' una tappa sulla creatura collettiva più amata non mancherà.
In attesa di ritrovarci in giro o semmai qui, vi lascio con un aneddoto sul mio avatar. La testata lana caprina fu scelta in onore della capziosità, del culto per il dettaglio che svela l’insieme, per la wildiana superficie ove attingere alla vera profondità. Poi, varato il natante, venne istintivo tanto dotarlo di paratesto a tema marinaro, per puro gioco infantile, quanto scegliersi un’immagine di capra per l’avatar di Splinder (pronti a tacciare di caprinità chi avesse avuto da obiettare alla bizzarria d’un caprone imbarcato come nostromo). Mountain goat, recitava il titolo dell’immagine trafugata grazie a Google. Mi piaceva, così bianca e solenne (e contrastata, il che, per un quadrato di 48 pxs…).
In tutto questo tempo non mi sono mai peritato di saperne di più, sull’ovino che ci mette la faccia al posto mio. Giorni fa mio figlio, in una scatola di dolciumi, ha trovato una scheda naturalistica sul mio alter ego. Adoro indagare i messaggi che le presunte coincidenze regalano. Vediamo un po’. Vive nelle Montagne Rocciose ed in Alaska (amo freddo e montagna). Non è una vera capra, ma un parente stretto del camoscio (salve, Piemonte). La sua lana è più pregiata di quella delle capre del Cashmere (stile innanzitutto). Era quasi estinta (non a caso, qui abbiamo chiuso). Da novembre a gennaio ha il periodo degli amori (ecco, io ho avuto il periodo degli accoppiamenti con altri bloggaroli scellerati).
E con ciò vi saluto, capra più che mai. Ci si rilegge in giro.
Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo
e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.
La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

"nulla die sine link"
Frootle
Malvino
haramlik
struzzo.tv
sottosopra
Jason Kottke
.commEurope
One More Blog
Placida Signora
terza di copertina
Cloridrato di Sviluppina
come diventare il mio cane
Acidosignore
base camp
Boing Boing
Bombay
Escualotis
Fantastici Quattro
giovani tromboni
HatingLine
Hotel Messico
la cuccia
la finestra sul porcile
LorenzoC
Masayume
no news good news
Séverine
Shangri-la
sociopatica
sottorete
Special Guest
Supergiovane
WildSide
x§°nalità c°nfu§a
Zeta Vu
Zeus Blog
italieni
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Articolo 21
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LibMagazine
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The Register
BlogGoverno
Benetton Talk
Nova Magazine
Punto Informatico
Decidiamo Insieme
The Morning News
CIA World Factbook
Pare che in Portogallo
vestirsi di lana caprina
sia molto chic:
lana-caprina.blogspot.com
lanacaprina.blog.com
I canali collegano i mari
interni al grande oceano.
Questo tagroll è roba
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aiutandoci a migliorarla.
[nikink at fastwebnet.it]