lana caprina

"abbiamo bisogno di una barca più grande"

Sestante

Per prendere il largo,
o far ritorno al porto,
serve lo strumento adatto.
Per navigare sicuri in questa
rada, tra secche, correnti
e rocce a pelo d'acqua,
gettate ogni tanto un occhio
al portolano.

Nuovi del molo? Leggete qui (facendo attenzione agli
aggiornamenti a fondo post).

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Rubriche 2005
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in rete c'è tutto
ship of fools

Rubricaprina
piemontese caprino

Registro navale

Il presente natante,
mi pare patente,
non è una testata giornalistica,
benché incidentalmente
ci scriva un giornalista
e una cucina editoriale
esista.
Una periodicità c'è,
per le rubriche cadenzate,
ma quale sia
non domandate.
Scoprirlo potrete,
se vorrete.
Nel frattempo:
è cosa assodata,
non state prendendo
una testata.

Bandierine


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Abbiamo vogato

solo *loading* volte

sabato, 08 dicembre 2007
c'è un antropologo culturale in sala?

Un po' per l'attrattiva del rilassante lusso che promette, un po' come esperimento sociologico, mi piacerebbe - avendo molti soldi - trascorrere una settimana in questo vero-finto-vero villaggio carinziano, perché vorrei toccare con mano quello che pare essere una nuova forma di turismo e, insieme, autosuggestione delle frange sensibili della classe altoborghese.

Fatevi un giro nei meandri del sito e vedrete come nulla sia lasciato al caso: il villaggio è completamente "autentico" per tecniche e materiali (ha vinto un frego di premi per il "recupero dell'eredità culturale" ed altre simili fregnacce) almeno quanto il suo scopo è completamente farlocco. Una finzione verniciata d'autenticità mediante il recupero di prassi e logiche d'altri tempi cui s'abbinano - come si dice - tutti i moderni comfort.

Sono affascinato da queste operazioni almeno da quando, pedalando la scorsa estate nell'entroterra d'Albenga, non incocciai nell'omologo marittimo del villaggio austriaco, ovvero il borgo medievale telematico "Colletta": un gioiello di recupero urbanistico, al servizio del recupero umanistico di possessori di berline tedesche (abilmente celate in uno scasso della montagna) in prevalenza nordeuropei.


Il fascino che subisco, ammirando queste cattedrali del benessere edonistico ammantato di consapevolezza sociale, nasce dalle evidenti contraddizioni risolte in un acuto business plan di cui potrei sentirmi target. Questi luoghi della rinascita spirituale si rivolgono infatti a persone che dovrebbero avere: molto buon gusto; molta sensibilità ai temi ambientali; molto danaro (quest'ultimo è il mio vero grado di separazione: donde il tormento intellettuale figlio dell'invidia).

Credo però difficile che si possa autenticamente far convivere questa triade, perché una vera sensibilità ai temi dell'ambiente e del recupero difficilmente si concilia alla ricchezza, se questa non sia ereditata (a meno, forse, di lavorare nell'ecologia. O nell'ecomafia). Immagino più plausibile una mera funzione di balsamo edonistico per le contraddizioni di chi - buone letture, animo nobile, talento autoassolutorio - ricaverà valore aggiunto dalla coniugazione del proprio benessere con un'apparenza di sostenibilità sociale.

Non la tirerò per le lunghe, per quanto vorrei avvitarmi ancora in questa formidabile contraddizione, e vengo al punto: come si possono chiamare questi luoghI? Sono artefatti come i non-luoghi, ma esclusivi e non popolari, ovvero standardizzati sì, ma su aspettative alte; sono autentici in senso filologico, ma non più dedicati allo scopo originario cui erano destinati pietre, legni, coibentazioni in lana, tetti in scandole di pino e via strologando.

Insomma sono luoghi veri ma finti, finti ma veri e, sinceramente, essendo escluso dal balletto, non so se mi facciano più simpatia gli aristocratici che raggiungono la baita con l'ecologica Toyota Prius od i veri truzzi che, non usi all'ipocrisia, si dirigono al Billionaire in inquinantissimo suv. Ad ogni buon conto, serve un nome: qualcuno telefoni a Marc Augé.

varato da: nikink alle 18:01 :: link :: commenti (2) ::
ultima fermata, roba chic

martedì, 16 ottobre 2007
sarà per il freddo?


C'è ancora molto da imparare dalle nordiche lande della socialdemocrazia: come rendere più responsabili i cittadini eminenti, come coniugare giustizia e pedagogia sociale con il tornaconto per le casse pubbliche.

Bravi, continuate a dare l'esempio, magari senza però ridurvi a passare il tempo libero così (dalla stessa pagina :-))) ed io che pensavo che i finlandesi fossero strani per la corsa con la moglie ed il campionato di lancio del cellulare).

varato da: nikink alle 09:34 :: link :: commenti (3) ::
ultima fermata, roba chic

lunedì, 26 marzo 2007
il blog è morto, viva il blogger

Pare che in rete non si muoia mai, perlomeno non mancano mai le sorprese. Da settimane non approdavo sulla tolda di questo natante; oggi l'ho fatto in previsione di questo post, che vuole dar conto delle mie molte attività in rete - altrove - a chi passasse ancora di qui, a chi avesse i feed attivi. Dopo aver cancellato una quantità di commenti spam in arabo (?) mi sono fermato ad assaporare due sorprese: una dolcissima - il commento dell'amica Deb (ripeto che aver conquistato alcune autentiche amicizie è la cosa più bella che la rete mi abbia regalato) - e l'altra sconcertante.

In un empito d'ego surfing, poco fa ho cliccato sul mio rendiconto link di Technorati. Ho così scoperto che il 12 marzo, giorno in cui hanno inaugurato per poi sparire (sei visite inclusa la mia!), questi quattro astrusi personaggi hanno inspiegabilmente linkato - con tanto di scicchissima anteprima snap - questo blog ormai in camera iperbarica, insieme ad uno stranoto social network - digg - ed a un blog inesistente - finanza e difesa. Una curiosa congerie, probabile frutto del caso, ma perché proprio io? Non mi capacito.

Non mi capacito, intanto, del perché si debba lanciare un prodotto così laccato e finito per poi soprassedere dallo spammare in ogni dove (magari però sto facendo uno scoop, li ho beccati mentre brainstormano un gran lancio ed in breve questi bei tomi finiranno nella sezione pornoweird di Repubblica) né, appunto, dell'eterogenea compagnia in cui mi trovo nel loro striminzito blogroll. Mi viene il dubbio atroce che qualcuno di costoro mi conosca personalmente. Il che è ancora più inquietante, perché si tratterebbe di gente viva e non di un ballon d'essai lanciato da alieni.

Vabbé, torniamo alla mia vita in rete. Per seguire quasi quotidianamente il costante deperirsi delle mie sinapsi, continuate a frequentare Surripedia, cui noi entusiasti surripedali™ (sodali in surripedia) abbiamo appena regalato un dominio proprio (surripedia.org) dove ci trasferiremo tra un bel po', finite le grandi manovre sull'organizzazione del layout e dei contenuti che ci stanno impegnando assai. La cosa, insomma, è seria e mi ci trovo come un pesce nel formaggio od un topo nell'acqua: adoro fare sul serissimo le cose più cialtrone.

A proposito di cose cialtrone, nel post qui sotto celebravo improvvidamente il pronto varo d'una nuova rubrica sul pesce enigmistico. Ho già pronti i testi, la presentazione, il "cappello" ricorrente. Sul sito, l'amico Fricat ha già inserito il mio nome tra i partecipanti e la rubrica categorizzata ("menace from outer spam"). Per ragioni, come si suol dire, "indipendenti dalla mia volontà" a tutt'oggi non s'è ancora battuto chiodo. Le mie gonadi stridono nel vedere quegli zeri abbinati al mio nome, io che vado fiero della mia affidabilità e produttività. Sto pensando ad un'azione dimostrativa in loco ma, un po' per evitarmi la fatica d'un assurdo post in cui spiego perché non scrivo dei post, un po' per salvare le chiappe ad un amico, lancio questo preavvertimento qui: Fricat, datti una mossa o ti sputtano a casa tua!

In ultimo, sono contento d'annunciare che m'è tornata la voglia di scrivere roba articolata e ponderata. Ho pubblicato poco fa un pezzo su Ita®iani (ecco il link diretto) e progetto di scriverne presto altri. Credo molto alla partecipazione in rete e considero lana caprina un esperimento concluso. Come avevo già scritto, qui torno solo per dare indicazioni della mia navigazione collettiva altrove, ecco perché i contenuti nuovi non vengono postati qui e poi ripubblicati su Ita®iani: voglio dare fiducia ad un gruppo cui Giordano e Massimo continuano a fornire un contributo sempre valido e profondo.

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ultima fermata, roba rete, portolano

martedì, 31 ottobre 2006
sto facendo altro

Niente scherzetto (ricordate la mia avversione per il tunnel delle feste che inizia oggi?). Non sono qui per fare degli auguri, né lo sarò ai prossimi giri di boa. Poiché non c'è un modo bello per dirlo, veniamo subito al sodo: lana caprina chiude. Chiuso, closed, fermé, cerrado, fechado.



mi comporterò da farabutto e sarà bello

Avevo pensato di fuggire all'inglese, come fece mastro Brenz a suo tempo, sparendo nel nulla senza neppure rispondere ai commenti. Ma non è il mio stile, poi non intendo abbandonare il web (e neppure questo blog, di cui - ammesso e non concesso che non riapra un dì - continuerò ad avvalermi per la memoria storica, i link che contiene, ed il tagroll che continuerà a crescere). Infine, mi pareva sgarbato non dare neppure uno straccio di spiegazione.

solo chiacchiere e distintivo

Il lungo post precedente mi è costato diverse ore sottratte al sonno ed alla famiglia, vittime predestinate. Però, nonostante la captatio benevolentiæ, fatta di ammicchi che chiedevano un coinvolgimento al lettore, non ha tirato su nemmeno un commento. Non ne faccio una colpa a nessuno, beninteso. Sono conscio d'avere un blog di nicchia dentro la nicchia che è già la blogosfera italiana. Gli è che metà dei miei - diciamo quindici - lettori è già d'accordo a prescindere (la predica ai convertiti) e l'altra metà è composta da lurker benevoli quanto tetragoni (la predica ai sordi). Così non mi pare costruttivo andare avanti, volendo fare di tanto in tanto del civico giornalismo, oltre a farcire i tempi morti di bagatelle. Ci pensavo da un po': la palese recente discrasia tra sforzo di produzione e risultati di condivisione ha solo fatto da catalizzatore.

siamo in tre: io, Smith & Wesson

Questo vecchio natante - dopo 21 mesi, 518 post ed all'incirca altrettanti commenti - rientra dunque in rada a tempo indefinito. Ma è inutile che nasconda la nostalgia preventiva dietro la finzione marittima. Parliamo di ciò che c'è qui ed ora: il nostromo resta in circolazione. Punto primo: vado a vivere nei commenti, come auspico da tempo. Quelli qui sotto, per chi volesse ulteriori spiegazioni; i vostri, siccome avrò più libertà per girare in rete. Inoltre, quando avrò qualcosa di serio da dire, lo farò su Ita®iani mentre, quando il giullare prende libera uscita, c'è sempre l'Università di Chaltroonia - a.k.a. Froottle - che può darmi ospitalità.

abbiamo bisogno di una barca più grande

Per concludere, non appena ho pensato di liberarmi della zavorra, subito la mia testolina ha cominciato ad elaborare idee su un nuovo progetto web. Non ho molto da dire, per ora, anche perché sono tutt'altro che certo di cavarne qualcosa il cui impegno sia compatibile con la mia vita. Semmai, sarà questione di coinvolgere altri. Ho in mente qualche spunto: priorità ai temi e non ai contenuti (i primi li devo ancora individuare, saranno premessa ideale e linea guida; dei secondi la rete strabocca: bando alla produzione originale e via col saccheggio); alternanza di lettere, suoni, immagini (sia fisse che mobili) e pubblico internazionale, quindi prevalenza alla lingua inglese. Vediamo se si riesce a combinare qualcosa; se no, saremo stati comunque vivi.

varato da: nikink alle 11:00 :: link :: commenti (13) ::
ultima fermata, portolano

sabato, 21 ottobre 2006
zio con

vuolsi così colà dove si scuote
finché si puote
e più non dimandare






grazie a Giordano per il primo link

questa bagatella l'ho scritta un dieci giorni fa, certo che purtroppo sarebbe divenuta presto attuale; speravo non così presto

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ultima fermata

venerdì, 20 ottobre 2006
infanzia letale


Immagine agghiacciante, vero? Vi debbo dunque delle spiegazioni. Tra i soli sei giochi che ho sul computer da sempre - tutti per bambini - ce n'è uno dove ci si diverte ad applicare attributi animati in gif a tre frutti intercambiabili: una mela, una pera ed un'arancia. Gli attributi sono, come potete vedere sulla destra: occhi, nasi, orecchie, bocche, sopracciglia, braccia. È un giochino divertente, ma il figlio cresce ed è il momento di qualcosa di più educativo. A fagiolo - grazie a Giordano - ho scoperto questo dressup dedicato al reborn moron Mel Gibson.

L'amico Giordano, a ragione, mi mette in guardia sulla necessità di spiegare all'innocente i vari sottotesti legati agli ammennicoli. Come a dire che il gioco va bene solo per adulti cinici. Ad esempio - nei commenti che ci siamo scambiati - mi porta il cappuccio del Ku Klux Klan, ma già basterebbe quella sorta di cappuccio rovesciato che è la tiara, a sua volta simbolo, seppure in un oscuro passato, di spicce prassi per ripulire la società. Insomma, dovrei forse tenere il pupo a distanza di protezione dall'idiozia e dalla cattiveria umana? Non ne sono convinto.

L'Occidente Avariato ha un rapporto ormai completamente schizofrenico con l'infanzia, che tenta invano di proteggere dal vuoto che ha creato e diffuso. La salvaguardia dei discendenti è un fatto naturale, ma se una specie ha il dubbio di essere avviata all'autodistruzione questo istinto, privato della sostanza, non può che produrre aberrazione. Ed ecco che il linguaggio educativo s'avvita nel tentativo di rendere imperscrutabile ciò che sarebbe semplice; ecco che potenti e cafoni s'investono del diritto di prendersi creature come merce al supermercato.

In Giappone, poi, la merce in questione può già essere etichettata a radiofrequenza. Di tutto si fa per dare ai nostri eredi una sicurezza che è solo sicumera, rendere liscio un percorso che non può esserlo. Infatti poi, magari, offriamo al pargolo viziato ed insicuro la minimoto perlopiù farlocca - che si dovrebbe guidare solo nei circuiti, ma in compenso si può comprare ovunque - così che possa far la fine di Icaro, cadendo dall'apice d'un benessere fittizio e vuoto.

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ultima fermata, roba pesa

mercoledì, 11 ottobre 2006
autumn in New York

Why does it seem so inviting?

thx Billie

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mercoledì, 27 settembre 2006
suck the police

Il fatto nudo e crudo. In una mattina qualunque, in una metropoli dell'Occidente Avariato che conta circa un milione d'abitanti, il telefono della Polizia Municipale ha suonato a vuoto per mezz'ora.


La cronaca. Oggi, in albergo, un cliente è venuto a farsi aiutare per aver dimenticato il cellulare sul taxi che pochi minuti prima l'aveva scaricato da noi. Verificato dalla ricevuta che l'autista era un cosiddetto padroncino, non affiliato alle compagnie di radio-taxi facilmente contattabili, non mi restava che ricorrere ai Vigili Urbani per individuarlo dal numero di licenza. Ho chiamato il numero dei Vigili, ho digitato l'opzione 3 per avere un operatore in linea; dopo pochi secondi mi veniva riproposta la scelta delle opzioni. Al quarto o quinto tentativo ho digitato l'1 - richiesta d'emergenza: il numero suonava a vuoto finché la linea cadeva. Ho ripetuto l'esperimento un sei-sette volte. Nel mentre, con l'orecchio libero, ho chiamato i carabinieri per fare presente l'anomalia: mi hanno ripassato il numero a stretto giro di centralino. Stesso risultato.

Allora ho chiamato in Comune, sempre riprovando il numero per le emergenze dall'orecchio sinstro, chiedendomi se la radio stesse trasmettendo musica da ballo e facendo presente alla centralinista del Municipio, in modo seriamente scherzoso, la mia ironica ipotesi che fosse in corso un colpo di Stato. L'operatrice ha riso complice, ma ha dovuto a sua volta arrendersi all'evidenza: la Polizia Municipale di Torino risultava irraggiungibile. Mi ha dato un numero degli uffici, l'ho provato: indovinate un po'? Esatto: nessuna risposta. Sconsolato, mentre una collega continuava a chiamare il cellulare del cliente che suonava a vuoto anch'esso, ho dovuto arrendermi, nella speranza che l'ospite, di nazionalità colombiana, se ne facesse una ragione, avendo probabilmente vissuto di peggio al Paese suo.

Ora voi penserete che, una volta gettate le armi, da buon blogger autoassolutorio abbia concluso che tutta la faccenda sarebbe semplicemente finita in questo post. Errore: ho ancora avuto un soprassalto sabaudo, e da buon torinese ho chiamato La Stampa, dove rispondono sempre. "Mi passa la cronaca di Torino?". Pronti. "Buongiorno, sono tal del tali, mi succede questo e quest'altro, siccome mi pare d'una gravità inaudita, ho pensato fosse mio dovere segnalarvelo". "Ha fatto molto bene", m'ha risposto il segugio già attizzato. Non vedo l'ora che sia domani, per scoprire se, in prima pagina di cronaca locale, racconteranno di come gli alieni abbiano iniziato l'invasione del pianeta a partire dal corpo dei civich di Torino. Altro che i blog... Vi terrò informati.

varato da: nikink alle 22:27 :: link :: commenti (3) ::
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martedì, 26 settembre 2006
poi dice che uno si butta a sinistra

Un tempo non così lontano il prete dava le spalle ai fedeli ed officiava in latino; un Concilio riformò il tutto e fu la modernità. Esistono ancora oggi dei controriformisti - vedi i lefebvriani - che preferiscono la moda antica. Trasportiamo il tutto in ambito di trasporti.

Esiste una leggenda (intrinsecamente) metropolitana che vorrebbe giustificare la svolta veicolare a sinistra mediante aggiramento del centro incrocio con una presunta norma superata dal nuovo codice in vigore dal 1992. Sarebbe un po' come i nonni che, per inveterata abitudine, dicono Sisal per Totocalcio o Stipel per Sip (ovvero per Telecom - quest'ultimo nome mi sa che cambierà presto di nuovo).

Così non è, almeno in tempi moderni: mi sono documentato. Il D.P.R. 15 giugno 1959 numero 393, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 23 giugno 1959, così recita: "Art. 104 (mano da tenere): i conducenti (...) per voltare a sinistra debbono avvicinarsi il più possibile all'asse della carreggiata ed effettuare la svolta in prossimità del centro dell'incrocio ed a sinistra di questo, sempreché questo sia possibile senza imboccare l'altra strada contromano e salvo diversa segnalazione, (...)".

Il "Nuovo codice della strada" - decreto legislativo 30 aprile 1992 numero 285 e successive modificazioni - all'articolo 154, che vi propongo in versione Wiki ed in versione Aci, ribadisce: "3. I conducenti devono, altresì: (...) b) per voltare a sinistra, (...) accostarsi il più possibile all'asse della carreggiata e, qualora si tratti di intersezione, eseguire la svolta in prossimità del centro della intersezione e a sinistra di questo, salvo diversa segnalazione, (...)".


Ma, allora, perché è sufficiente trascorrere mezz'ora in un qualunque incrocio italiano - anche se dotato d'inequivocabili frecce come questo presso casa mia - per produrre un simile documento fotografico? Quale trascorsa virtù inseguono, questi controriformisti? Se qualcuno ha una risposta sensata, per carità me la proponga.

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venerdì, 22 settembre 2006
il finto che avanza

Non so, comincio a preoccuparmi. È la seconda volta in due giorni che una delle mie caprinate, passa un anno, raggiunge un successivo stadio d'apoteosi mistico-merceolo-emulo-fallimentare. Guardate un po' cosa scrivevo lo scorso ottobre. Mica m'ero accorto che, nel frattempo, sul fabricone sotto casa, su cui più l'occhio non levi, erano apparsi questi bei biscottoni piatti ar neo, col dovuto riflesso fotoscioccio. Che nostalgia per i romboni stile stalingradese: s'accordavano meglio al corpaccio littorio di Mirafiori.

P.S. Oh vacca Eva, googlando son caduto sul sito ienchi degli entusiasti Fiat: to not believe, da non credere ;-D

varato da: nikink alle 00:05 :: link :: commenti (5) ::
ultima fermata



Navigatore

Questa imbarcazione,
ch'ebbe un rispettabile
passato come nave di linea,
è oggi il tender del nuovo
agile scafo del nostromo

e rimorchia in porto
postaccioni di gran stazza
- pesi e ponzati assai -
ma ogni tanto, vivaddio,
anche brevi e spensierati.

La capra di mare
fu avvistata anche
su questi storici legni:

Equipaggio

 Il mio profilo Contattaminikink

Classe marittima

Pare che in Portogallo
vestirsi di lana caprina
sia molto chic:
lana-caprina.blogspot.com
lanacaprina.blog.com

Canali

I canali collegano i mari
interni al grande oceano.

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[nikink at fastwebnet.it]